Ok, lo sappiamo, i Social Media sembrano sempre più “in forma” e niente potrebbe farci più piacere: abbiamo visto come macinano record di visitatori unici e tempo speso in tutto il mondo (anche in Italia). Abbiamo visto come il tempo degli utenti Internet sia una risorsa finita (ma in crescita!) e quindi inevitabilmente certe attività (come quella di consultare messaggi) si sostituiranno o si sovrapporranno. Abbiamo scoperto anche come in molti stiano provando ad aggregare il flusso di messaggi (mail e social) che riceviamo tutti i giorni, proponendoci la loro versione di centro messaggi unificato. Ma certe volte si esagera, quando si vuole a tutti i costi dare per morta una tecnologia stabile e utile come la mail, soprattutto quando a dirlo è il COO di Facebook, con giusto un filo di conflitto di interessi.
Mi piace guardare con senso critico e analitico lo scenario generale: cos’è successo negli ultimi 3 anni almeno in Italia? Semplicemente questo: da 0 a 16 milioni di utenti per Facebook, ma come potete vedere dal grafico sopra (fonte dati: Nielsen) la mail non è calata di una virgola nonostante l’utilizzo spasmodico di messaggi e chat di Facebook. Non sempre le nuove tecnologie sopprimono quelle vecchie (a patto che lo siano davvero), a volte si affiancano e si integrano…altrimenti dovremmo bere solo Coca Cola al posto dell’acqua e lavarci tutti i denti con lo spazzolino elettrico.
Prima le polemiche su Google Buzz, poi l’”affaire privacy” di Facebook, ora è la volta dello sfondo del motore di ricerca (abbastanza scopiazzato da Bing, per la verità) che non si poteva rimuovere (assurdo, per quanto mi riguarda). In tutti i casi il copione sembra essere sempre lo stesso: i due big della rete lanciano il sasso e nascondono la mano, si scatena il putiferio di critiche e feedback negativi sul web e puntualmente scatta la marcia indietro. Ottimo approccio conversazionale reattivo alle critiche o mancanza di pianificazione e analisi approfondita pre-lancio? Oppure ancora una diabolica strategia di lancio dei prodotti (della serie proviamoci tanto nel bene e nel male l’importante è che se ne parli)? My 2 cents: va bene la “beta”, va bene la marcia indietro in tempi rapidi (ammirevole) ma la conversazione sui prodotti andrebbe fatta anche prima di lanciarli e certi errori mi sembrano stranamente grossolani per giganti come Facebook e Twitter. E alla fine di tutto, l’effetto sulla reputation non sembra essere dei migliori…
Sì, anche io sono diventato un addicted di Fousquare, il geo social network più chiacchierato del momento. Da quando ho comprato l’Iphone non resisto più alla tentazione di fare “Check in” in ogni posto in cui passo: dalla trattoria Romana all’ufficio, dal monumento storico alla stazione, dalla Asl all’aeroporto.
Il passaparola si sta diffondendo rapidamente e diversi blogger hanno provato a descrivere il funzionamento del servizio e le sue potenzialità in termini di social media marketing: ne hanno parlato recentemente Ninjmarketing, Doctor Brand, Womarketing, Taglia Blog.
Tante sono le ragioni di questa prima fase del successo di Foursquare: la competizione ad ottenere i famosi “badge”, l’ottima usability dell’applicazione per cellulare, la semplicità del processo di checkin, la sensazione di avere sempre “luoghi” e informazioni da esplorare anche in questa fase in cui ci si aspetterebbe pochi contenuti. La genialità del servizio è proprio quella di abbinare il social game competitivo agli utilissimi consigli (”tips”) che si possono trovare in ogni luogo visitato, soprattutto quelli più frequentati. Provate a passeggiare nel centro di Roma con Foursqare aperto e capirete cosa intendo.
Ma cosa manca a Foursquare per diventare davvero una killer app in ambito Social Media Marketing?
1)Massa critica: un servizio del genere funziona davvero quando viene utilizzato da un numero altissimo di utenti, altrimenti resta un giocattolo da “geek del quartierino” 2)Viral funtions: mancano completamente features per la diffusione e il rimbalzo di tips e località all’interno del social network (mentre verso l’esterno sono state già integrate) 3)Classifiche: il Social Game attualmente è quasi una sfida contro se stessi. La competizione potrebbe esplodere però se venissero elaborate e rese accessibili classifiche di “luoghi” e persone. Es: i luoghi più apprezzati di Roma, gli utenti più attivi, ecc…Le statistiche attualmente riguardano solo l’utente o il gestore di una pagina business 4) Social ratings & Exploring features: consentire di votare un “place” con un like o un dislike aiuterebbe molto la classificazione e l’ordinamento dei luoghi, attualmente è tutto sullo stesso piano, dal punto di vista del lettore. Con l’aumento di utenti e luoghi censiti sarà consigliabile creare delle gerarchie che aiutino l’esplorazione del mondo intorno 5)Prezzi e prodotti: un social network di questo tipo potrebbe veicolare anche consigli su prodotti e prezzi trovati nei luoghi esplorati ma manca completamente questo set di funzionalità
Riuscirà Foursquare ad affermarsi come nuovo fenomeno dei Social Media e come Re dei servizilocation based? Creerà nuovi modelli di business e un nuovo mercato o verrà comprato da uno dei big che possiedono già una customer base sufficientemente ampia? (leggi: Twitter, Facebook, MSN?)
Nei prossimi mesi avremo la risposta. Nel frattempo, se volete, mi trovate qui
Provocatorio? Forse. Ma i dati (Audiweb) parlano chiaro e nonostante l’alto tasso di buzz e chiacchiericcio un po’ autoreferenziale nella “short tail” della blogosfera e di noi “addetti ai lavori”, il microbloggingin Italia non ha mai davvero sfondato. Solo qualche tempo fa considerato “fenomeno” (ed effettivamente così è a livello worldwide), nel Bel Paese sembra non attecchire in maniera profonda, soprattutto se lo confrontiamo con il ritmo di crescita DELLA social app, ovvero Facebook. Le ragioni? Difficile a dirlo, ma provo a dire la mia:
1) Facebook ha fagocitato tutto, anche il settore degli status istantanei
2) L’adozione di una tecnologia a livello di massa, sebbene oggi sia molto più rapida, ha i suoi tempi e le sue logiche che non è detto siano uguali in tutti i Paesi
3) La comunicazione di questi servizi, sebbene “cool” e “geek” non mi è mai sembrata “mass”. Forse solo di recente Twitter è riuscita a spiegare bene a cosa serve realmente. Ma provate a chiedere all’uomo della strada di spiegarvi cos’è Twitter e noterete che le idee non saranno chiarissime.
Tocca aspettare un altro fenomeno?
In questo momento la vedo così: un proficuo punto di incontro (incentrato sul cliente) che i brand possono costruire all’incrocio tra la propria presenza stabile nei Social Media e i loro processi interni aperti verso l’esterno. E chi lo spiega ora alle aziende?
Ispirato da qui
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Non è mia abitudine parlare nel mio blog dei progetti che seguo per Libero.it, un po’ per scelta “etica” evitando conflitti di interesse (sarò fuori moda…), un po’ per un certo pudore nell’esprimere convinzione e soddisfazione sui lavori che porto avanti direttamente. Ma questa volta devo e voglio fare un’eccezione, il momento è veramente importante e ho sudato troppo per non parlarne anche qui.
Libero Tutti, questo è il nome del servizio che promette di rappresentare una piccola grande rivoluzione nell’ambito dell’Internet Mobile: non esistono solo apps e Iphone, da oggi portare i propri contenuti in mobilità diventa facile e soprattutto compatibile.
Grazie infatti a una piattaforma tecnologica molto avanzata e ad un’interfaccia semplice ed immediata, questa nuova applicazione del portale italiano consentirà a tutti i proprietari di un sito web o di un blog (i cosiddetti “publisher”) di generare una versione mobile compatibile con tutti i cellulari.
In pochi passi (tre per la precisione), basta inserire su tutti.libero.it il proprio Feed RSS e si riceve in cambio, gratuitamente, un sito mobile con un indirizzo e una grafica personalizzabile, che da quel momento in poi sarà visualizzato sempre nel migliore dei modi a prescindere dal cellulare dal quale l’utente si collegherà (dai piccoli e scarni terminali ai più evoluti Smartphone).
Compatibilità con tutti i cellulari ma anche fruibilità immediata: queste le parole d’ordine e le linee guida che si scorgono nel servizio, che si propone quindi come generatore di massa di contenuti UGC, professional e semi-professional per il mondo mobile, che attualmente nonostante la forte attenzione dei media sul tema non brilla per una grande varietà di siti ottimizzati. Anche il tema “caldo” sulla titolarità dei contenuti viene risolto grazie a un processo di verifica, che garantisce di portare in mobilità solo chi dimostra di essere proprietario del sito.
Le potenzialità del servizio non si fermano però solo alla “content adaptation” e alla semplicità: i siti mobili generati grazie a Libero Tutti infatti verranno inseriti automaticamente sia nel portale mobile di Libero (m.libero.it) visitato da più di un milione di utenti unici al mese, sia nel catalogo di siti di Libero Mobile, primo e unico esperimento in Italia di Library di contenuti mobili. Insomma, un posto in cui stare, a prescindere dal fatto che il publisher abbia già un sito mobile o meno. Un po’ come succede per le Facebook Pages.
Potenzialità intuite già da alcuni top blogger italiani come Ninjamarketing.it, Kawakumi.com, Womarketing, Doctor Brand, Socialmediamarketing.it, LaFra (invitati a provare il servizio nell’ambito dell’iniziativa “Libero Lab”, il centro di innovazione di Libero) e da importanti brand nell’ambito dell’editoria e dei media: da Mondadori (con Panorama e Donna Moderna) a Ansa, da Affaritaliani a Milano Finanza che hanno deciso di aderire da subito all’iniziativa, facendo anche da “beta tester”.
Naturalmente il servizio è appena uscito in beta: a brevissimo sarà possibile per tutti i publisher inserire advertising sui propri siti mobili e addirittura mettere in vendita i propri contenuti, appoggiandosi alla piattaforma di billing che sarà messa online.
Libero.it, il portale che offre il servizio e-mail più diffuso in Italia, prosegue così il percorso di rinnovamento iniziato nel novembre dello scorso anno con il lancio della nuova Home Page e di servizi quali Post.it e Libero Local, dimostrando così di voler riconquistare la leadership dell’innovazione web e mobile in Italia. Dopotutto il DNA è sempre quello, ricordate Arianna, il primo motore di ricerca italiano?
E’ davvero impressionante affiancare la “fotografia” dei comportamenti (non segmenti) della audience internet USA scattata da Forresternel 2007 con quella appena pubblicata. Con l’affermazione su larga scala dei Social Network (Facebook ovviamente in primis, ma anche gli altri):
aumentano considerevolmente (raddoppiano quasi) i creatori e condivisori di contenuto
si aggiunge una nuova categoria, i “Conversionalists”, ovvero chi aggiorna il proprio status sui social network (es: Twitter, Facebook)
aumentano i “Critics” ovvero chi mette a disposizione il proprio giudizio su prodotti e servizi (dato importante per chi si occupa di reputation management)
aumentano ovviamente tantissimo anche gli spettatori, nel senso che i lettori di social stream (siano blog, social net, forum, wiki…) sono cresciuti tanto in questi anni, diventando un’attività quotidiana e normale per il 70% dell’audience internet
Una buona o cattiva notizia per gli investiori pubblicitari?
[ AVVERTENZA: post da inizio anno, quindi MOLTO easy. ]
Pare che in una delle classifiche che piacciono ai bloggers (!!), in particolare quella di Wikio relativa ai blog di Marketing, siamo molto immeritatamente finiti al settimo posto (via WoMarketing, io non me n’ero accorto!). Tranquilli, non significa (quasi) nulla, se non che mi ritrovo in compagnia di personaggi che stimo e leggo da tempo (vedi Gluca, Kawa, Mirko, Jose, Andrea…) alcuni dei quali diventati pure (purtroppo per loro) amici miei.
E quindi, direte voi, che ci frega? Nulla! Però ora, cari i miei lettori markettari, è venuto il momento di tirare fuori le idee, mica vi potete approfittare così dei miei contenuti preziosi da settimo marketing blog italiano: come facciamo a far fruttare questo tanto sudato posto al sole? Qualche suggerimento:
1) ADV: mettiamo adsense a gogo sopra, sotto e a destra del post guadagnando la ragguardevole cifra di 51.60 euro al mese.
3) AFFILIATION: visti i temi trattati da questo blog, per incrementre la redemption potremmo cercare di affiliarci a servizi di marketing per markettari. Praticamente un loop.
4) FREEMIUM: 3/4 dei post li lasciamo gratis, 1/4 li facciamo pagare 1 euro a post alle uniche 3 persone al mese disposte a pagare.
Naturalmente scherzo, data l’ora e il quantitativo di cene e alcool delle feste natalizie ancora da smaltire.
Mi tengo un blog che fattura zero. Nessuno guadagna con i blog, solo Robin può farcela. :-D…Io ci studio, ci ragiono, mi faccio bello. Mi aiuta a fare i conti con il resto del mondo e anche ad avere un occhio critico alle cose (vedi questo post). Tanto qualcun’altro penserà al mio sostentamento.
ps: ah, per gli eventuali precisini…l’adsense qui affianco c’era già prima e sapete meglio di me che non fa un bel nulla, è lì per un esperimento. Lo tolgo quando arrivo a 3 euro/mese.
Socialware è un'idea di Claudio Vaccaro, web marketing & social media specialist. I Social Media e il Web 2.0 stanno rivoluzionando marketing, aziende, mercati e tecnologie: segui il cambiamento con analisi, trend e case histories su Marketing 2.0, Social Media Marketing e Web PR, Brand Management 2.0, sviluppo Social Network e applicazioni Web 2.0, User Experience design. » Informati e contattaci
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