E’ davvero impressionante affiancare la “fotografia” dei comportamenti (non segmenti) della audience internet USA scattata da Forresternel 2007 con quella appena pubblicata. Con l’affermazione su larga scala dei Social Network (Facebook ovviamente in primis, ma anche gli altri):
aumentano considerevolmente (raddoppiano quasi) i creatori e condivisori di contenuto
si aggiunge una nuova categoria, i “Conversionalists”, ovvero chi aggiorna il proprio status sui social network (es: Twitter, Facebook)
aumentano i “Critics” ovvero chi mette a disposizione il proprio giudizio su prodotti e servizi (dato importante per chi si occupa di reputation management)
aumentano ovviamente tantissimo anche gli spettatori, nel senso che i lettori di social stream (siano blog, social net, forum, wiki…) sono cresciuti tanto in questi anni, diventando un’attività quotidiana e normale per il 70% dell’audience internet
Una buona o cattiva notizia per gli investiori pubblicitari?
[ AVVERTENZA: post da inizio anno, quindi MOLTO easy. ]
Pare che in una delle classifiche che piacciono ai bloggers (!!), in particolare quella di Wikio relativa ai blog di Marketing, siamo molto immeritatamente finiti al settimo posto (via WoMarketing, io non me n’ero accorto!). Tranquilli, non significa (quasi) nulla, se non che mi ritrovo in compagnia di personaggi che stimo e leggo da tempo (vedi Gluca, Kawa, Mirko, Jose, Andrea…) alcuni dei quali diventati pure (purtroppo per loro) amici miei.
E quindi, direte voi, che ci frega? Nulla! Però ora, cari i miei lettori markettari, è venuto il momento di tirare fuori le idee, mica vi potete approfittare così dei miei contenuti preziosi da settimo marketing blog italiano: come facciamo a far fruttare questo tanto sudato posto al sole? Qualche suggerimento:
1) ADV: mettiamo adsense a gogo sopra, sotto e a destra del post guadagnando la ragguardevole cifra di 51.60 euro al mese.
3) AFFILIATION: visti i temi trattati da questo blog, per incrementre la redemption potremmo cercare di affiliarci a servizi di marketing per markettari. Praticamente un loop.
4) FREEMIUM: 3/4 dei post li lasciamo gratis, 1/4 li facciamo pagare 1 euro a post alle uniche 3 persone al mese disposte a pagare.
Naturalmente scherzo, data l’ora e il quantitativo di cene e alcool delle feste natalizie ancora da smaltire.
Mi tengo un blog che fattura zero. Nessuno guadagna con i blog, solo Robin può farcela. :-D…Io ci studio, ci ragiono, mi faccio bello. Mi aiuta a fare i conti con il resto del mondo e anche ad avere un occhio critico alle cose (vedi questo post). Tanto qualcun’altro penserà al mio sostentamento.
ps: ah, per gli eventuali precisini…l’adsense qui affianco c’era già prima e sapete meglio di me che non fa un bel nulla, è lì per un esperimento. Lo tolgo quando arrivo a 3 euro/mese.
E’ da qualche tempo che provo a riassumere in una sola slide la visione di come dovrebbe e potrebbe funzionare oggi il rapporto tra aziende e persone mediato dai Social Media: ci avevo provato già qui e qui ma il risultato ancora non mi pareva completo. La definizione e il nome stesso di Social MediaMarketing mi è sembrata nel tempo sempre più riduttiva oltre che fuorviante: le potenzialità che i social media offrono a un brand infatti non si ridicono alla semplice presenza e vendita ma, anzi, spesso si configurano (o si dovrebbero configurare) come “layer di relazione” continuativo. Ormai il brand è IMMERSO in un sistema, quasi un ecosistema di relazioni con i propri clienti/utenti, mediate da quello che può essere visto come uno “strato” di Social Media. In questo ambiente evolutivo si sviluppa la narrazione della marca e il suo rapporto con le persone: dalle prime fasi di conoscenza (clienti potenziali) in cui ciò che conta è la visibilità e la notorietà (acquisite grazie alla produzione di contenuto più o meno pubblicitario, condivisione di risorse, ecc..) a quelle della vendita fino alla gestione della relazione postvendita (clienti acquisiti), in cui le attività sui Social Media sono prevalentemente di PR e CRM per consolidare la reputation del brand e la fedeltà dei consuma(t)tori. Sintetizzato nell’immagine qui sopra, fare Social Media Marketing per un brand significa tutto questo quindi, insieme: Advertising, SEM, PR online e CRM, con obiettivi differenti a seconda della fase del rapporto tra azienda e cliente. E in tutto questo il prodotto dov’è? Il prodotto è quel bollino rosso al centro, il cuore di tutto, parte stessa dell’identità del brand: se non funziona, tutto l’ecosistema intorno crolla. Viceversa se funziona benissimo (molto più della media) in qualche caso viene meno la necessità di essere presenti sui Social Media, vedi il caso Apple. Il passo successivo è inserire questo ecosistema in una più globale strategia di marketing e brand management. Alla prossima.
Ecco una mia versione molto libera e molto italiana
Fatti, non pugnette: il fatto che tu dica continuamente quanto sei bravo e acculturato non interessa a nessuno. Lascia che le tue qualità emergano da quello che dici e da come lo dici, da ciò che condividi e da come rispondi. Questo vale in particolare per tutti gli “Esperti di [qualcosa]“
Chiedimi se sono felice: stare su Twitter solo perchè devi starci, perchè è di moda o perchè vuoi vendere di più si capisce subito. Fatti prendere dal mezzo, solo così capirai tutte le sue potenzialità. Amalo e usalo.
Datte una regolata: ok, il mezzo è fatto apposta per dire cosa stai facendo e cosa sta succedendo potenzialmente in ogni istante. Ma tieni conto che il fatto che tu stia andando in bagno potrebbe non interessare ai tuoi 500 followers.
Non sono stato spiegato: perdere tempo a capire il mezzo tecnologico, le sue possibili evoluzioni e come potresti utilizzarlo non ha tanto senso. Usalo nel modo più giusto per te, in fondo è solo uno spazio bianco da riempire.
Con l’utilizzo costante di servizi Web 2.0 e dei Social Media siamo bombardati da stimoli continui e da una quantità di informazioni che potenzialmente ci possono mandare in corto circuito da overload di bit: il volume di messaggi che riceviamo su diversi device e di diversa importanza, le fonti che dobbiamo consultate per tenerci aggiornati, le attività di condivisione e di relazione rischiano di farci smarrire la bussola oltre che farci perdere produttività nelle ore lavorative. E’ quindi essenziale organizzarsi, per concentrare le energie nelle direzioni giuste. Vi propongo la mia “social media dieta” (assolutamente PROVVISORIA), in questo post un po’ diverso dal solito. Evoi, comeviorganizzate?
[addendum: poi sul concetto di vacanza ci scrivo un altro post, per me quella vera è spegnere tutto quello che c'è scritto sopra]
[addendum2: qui un bel video ironico su come un approccio "alla Twitter" trasformerebbe le riunioni in azienda]
Abbiamo introdotto da poco l’argomento Social Media ROI, ben sapendo che sarà molto probabilmente L’ARGOMENTO del 2010. Ad aggiungere un tassello in più ai tanti esempi e ipotesi di modelli di calcolo del ROI (oltre a chi legittimamente sostiene l’inutilità della questione), ci ha pensato l’italiana FrozenFrogs dell’amico Gianluca Arnesano (per la verità non nuova a questo genere di analisi approfondite) che concentra la sua attenzione sulle fan page di Facebook. Attraverso l’analisi di centinaia di pagine brand, propone un indice di coinvolgimento (”Engagement Rate“)in grado di misurare l’efficacia degli investimenti aziendali. Vale a dire: qual è il livello di interazione e ingaggio degli utenti/clienti che frequentano una pagina aziendale sul Social Network? Le conversazioni degli utenti attorno al brand sono gestite in qualche modo o abbandonate a loro stesse? Di che tono e con che frequenza vengono forniti feedback? eccetera.
Ne viene fuori un quadro come prevedibile molto variegato, che va da un buon lavoro svolto dalle aziende del settore automotive e moda al molto migliorabile approccio delle aziende del settore bancario e TLC. Una ricerca molto interessante che potete vedere riassunta qui e nelle slide qui sotto. Complimenti Gianluca per un ulteriore passo avanti nella direzione giusta!
Tempo fa avevamo affrontato l’argomento “social network per la terza età“, constatando come gli over 60 potessero essere un target di mercato particolarmente interessante per diversi business model online applicati al social networking (adv profilato, ecommerce, ecc…). Oggi invece, seguendo una richiesta di following di un utente su Twitter mi sono imbattuto in MyPage, una startup italiana molto interessante che indirizza il target diametralmente opposto: quello dei bambini. Non è una novità assoluta, ma è la prima volta che mi capita di subire il cosiddetto “effetto wow” al primo accesso all’Home Page del servizio: il tipo di creatività utilizzata infatti attira subito l’attenzione di noi navigatori adulti particolarmente assuefatti a un certo tipo di comunicazione “webduepuntozero” ormai quasi standardizzata. In ogni caso in pochi passi mi sono registrato e ho provato a costruire la mia pagina da bambino (divertendomi assai, tra l’altro ). Ecco secondo me i punti di forza di questo servizio Web 2.0 che potrebbero decretarne un buon successo di audience:
Comunicazione azzeccata nel tono e nel design, anche nei dettagli
Semplicità estrema della User Experience: provate a crearvi una pagina per capire
L’utilizzo di un efficace e “blindato” sistema di Parental Control: il genitore deve autorizzare la registrazione del bambino (mediante la sottoscrizione di una mail apposita), e configurare un proprio account separato con una serie di dati che il bambino non può modificare. Deve anche inviare un documento oppure un pagamento di 1 euro con Paypal: io volevo crearmi un account di prova ma mi sono dovuto bloccare, per intenderci! Il bambino non autorizzato dai genitori non può aggiungere amici, ad esempio.
Funzionalità da social network (profilo personalizzabile, messaggi, amici) ma contenuti adatti al target (navigate tra i cosiddetti “kidget”, ovvero widget per bambini, per capire quello che intendo)
Localizzazione del servizio già in 3 lingue: italiano, inglese, francese. Si rivolge quindi già a un pubblico molto ampio e può quindi fare la giusta economia di scala
Business modelintuibile e con buone potenzialità: advertising di prodotti per bambini e soprattutto tanti “kidgets” sponsorizzati (esempio: Lego) per arricchire il proprio profilo, così come hanno insegnato le apps di Facebook. Inoltre, pagine per brand o istituzioni che vogliono intercettare quel target (es: Giffoni)
Complimenti quindi all’idea (che ha già avuto i primi riconoscimenti) ma soprattutto alla sua execution, che è ingrediente fondamentale per il successo dell’idea stessa. Dopo il fenomeno delle mamme blogger, inizia un trend di servizi web 2.0 dedicati ai bambini? Io credo proprio di sì…e voi?
I due giorni al Rimini Web Marketing Event sono stati un’esperienza davvero entusiasmante, quest’anno come l’anno scorso: confrontarsi direttamente con esperti di Web Marketing e scoprire che sono anche persone di uno spessore umano sopra la media fa davvero tornare a casa con qualcosa in più. Il corso ha avuto senza dubbio un’intensa partecipazione sia offline sia online, grazie all’indubbia varietà e interesse degli argomenti trattati (SEO/SEM, Mobile, Usability per la conversion, SMM, Reputation management, Local…) e alla presenza di relatori di spicco, uno fra tutti il mitico Avinash Kaushik da cui tutti vorremmo imparare l’abilità di coinvolgere il pubblico, rendendo emozionante ciò che normalmente è noioso e semplice ciò che sembra complesso.
Ecco le slide del mio intervento, che quest’anno era incentrato sul Social Media Marketing per il turismo 2.0: ovvero come strutture turistiche, agenzie e imprenditori del settore turistico in generale debbano e possano improntare una strategia di marketing e PR sui Social Media, incrementando la reputation ed engagementgrazie all’approccio conversazionale. Se vedete passare Homer da qualche parte, salutatemelo
Dopo il successo dell’anno scorso, torna il Rimini Web Marketing Event, organizzato sempre da Titanka! e dall’OnlineMarketingBlog dell’amico Fabio Sutto. L’evento, che mi vedrà tra i relatori anche quest’anno, si svolgerà il 21 e 22 novembre 2009 presso la fiera di Rimini In concomitanza con il SIA Guest (il Salone Internazionale dell’Accoglienza) e si propone come punto di riferimento nazionale per il Web Marketing in ambito turistico, mettendo ancora una volta a confronto esperti di settore e figure professionali legate al mondo del turismo on line.
La “chicca” di quest’anno è la presenza di Avinash Kaushik, autore del best sellerintitolato Web Analytics: An Hour A Day, Analytics Evangelist di Google e cofondatore di Market Motive Inc: un appuntamento da non perdere per tutti i professionisti nell’ambito del marketing analitico e appassionati di metriche web, tema che rappresenta il leitmotiv dell’evento.
Socialware è un'idea di Claudio Vaccaro, web marketing & social media specialist. I Social Media e il Web 2.0 stanno rivoluzionando marketing, aziende, mercati e tecnologie: segui il cambiamento con analisi, trend e case histories su Marketing 2.0, Social Media Marketing e Web PR, Brand Management 2.0, sviluppo Social Network e applicazioni Web 2.0, User Experience design. » Informati e contattaci
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