Blog e Social incidono sulle decisioni d’acquisto

5 Ottobre 2008 // Dr_Who // Aziende 2.0 | 10 Commenti »

Già lo sapevamo, ma questa volta abbiamo le prove! Scherzo! da una recente ricerca di MarketTools disponibile in pdf (agosto/settembre 2008) più di due terzi (68%) degli americani che navigano in rete frequentano , ed il 33% punta le sue ricerche su prodotti on-line e ove li conosce, contribuisce a fornire informazioni. La frequenza di visita della suddetta tipologia di siti è in aumento: il 41% degli intervistati ha dichiarato di frequentarli di più rispetto a sei mesi fa. Ma qual’è la frequenza di visita di e al giorno? Di seguito uno spaccato a seconda dei nuovi target: Il 33% Ygeneration; 17% X generation; l’ 11% del Baby boomer; 8% dei Pensionati. Cosa cercano? Informazioni, con percentuali differenti in termini di inter-relazione. L’aspetto impotante che l aricerca mostra, è che i , le comunità e le reti sociali hanno un impatto diretto sulle decisioni di acquisto: Il 47% di tutti gli intervistati affermano che questi siti hanno influenzato per una certa misura la loro decisione di acquisto verso particolare marchi o servizi; il26% di tutti gli intervistati ha effettivamente cambiato la decisione di acquistare un prodotto o un servizio a causa di quello che leggono su un o presso i networks. Le donne sono più volubili (29%) rispetto agli uomini (22%) a cambiare idea su un acquisto.

Il futuro dei Social media?

12 Giugno 2008 // Dr_Who // Riflessioni, Social Ideas, Social Media, Social Networks | 2 Commenti »

Sul del mio amico Sacha Monotti leggo un interessante post sul futuro dei . Ne h già parlato qui, ma lo riporto anche su Socialware per amor d coerenza..

Prevedere un tale fenomeno è molto difficile.
Quel che mi sento di dire, però, è che i permettono una interazione bidirezionale, ma la chiave di volta è interpretare il modo attraverso cui questa interazione avvine/avverrà. Se è vero che esiste il fenomeo di una reinterpretazione dei contenuti, dei mush-up, molto probabilmente le aziende dovranno rivedere - per ora - il modo di coltivare questa bidirezionalità. Ad oggi, per il grado di evoluzione che abbiamo, è troppo azzardato lasciare tutto in mano alla rete; per due ordini di motivi: 1) le aziende non sono pronte 2) la rete non è così pronta [appunto per il motivo che dicevo prima]. Quello che mi aspetto è un percorso che Aziende e Rete possono intraprendere insieme, non forzando le tappe, ma interpretandole giorno per giorno. Anzi costruendole giorno per giorno. In questo cammino un grosso sforzo è richiesto alle aziende, ce devono reinterpretare la relationship, non più in ottica CRM, ma in ottica WnRM (Wiki Neighbourhood relationship Management). L’unica cosa certa è che vivremo in ere in cui uno dei principali capitali sarà la Relazione. Chi per primo lo capirà, avrà un vantaggio competitivo duraturo e difendibile.

Interpretazioni Social: memorie e ricordi UGC

21 Maggio 2008 // Dr_Who // Social Ideas, Social Networks, User Generated Content | Scrivi commento »

linkory socialware social media

Dal di Maurizio leggo un interessante post su un nuovo Social Network: Linkory. Si tratta di una piattaforma che mette insieme persone che condividono memorie e ricordi: un evento importante, pubblico o privato, con amici che lo hanno condiviso, ma anche con persone sconosciute. Introduce il concetto della valorizzazione della Citizen History, la storia vista con gli occhi delle persone. Un concetto veramente affascinante, che se ben interpretato, può fornire [ex-post] una visione critica, oggettiva e distaccata di certi fenomeni di pubblico dominio. Sono daccordo con Maurizio quando afferma che il prossimo futuro ci riserverà servizi complessi, non tanto, secondo me, nella logica, quanto nella declinabilità prospettica.

Twitter, la sintesi del 2.0 e delle Social PR?

18 Aprile 2008 // Dr_Who // Social Media, Social Networks, Web 2.0 | 1 Commento »

Twitter SocialwareTwitter è il servizio Web 2.0 a metà tra un instant messaging e un instant che sta avendo un successo notevole anche in Italia. Il mondo pare dividersi in estimatori radicali (quasi “maniacali”, oserei dire) e critici convinti. Ma due testimonianze che ci è capitato di incrociare forse danno una dimensione del fenomeno e dello strumento.

  • La prima è che domani e dopodomani a Venezia ci sarà il primo Twitter Camp italiano, organizzato da Gigi Cogo
  • La seconda è una “case history” riportata nel di Marco Massarotto, che si commenta da sola:

    Twitter è una specie di ridotto a sms, scrivi 140 caratteri al volo, i tuoi amici li leggono, rispondono, fai sapere cosa stai facendo in quel momento. Nonostante le possibilità estremamente ridotte è iperattivo. Non ho certo bisogno di essere convinto delle possibilità relazionali del web e del valore delle nicchie, ma quello che è successo stamattina mi ha davvero colpito. Ecco la successione degli eventi:

    - ore 11:16 Mi scrive Nicola da Londra, che sta rispedendo il suo Ducati in Italia, per chiedermi se posso assisterlo da Milano per la vendita

    - ore 11:22 Giusto per scherzare posto su Twitter il seguente annuncio: Qualcuno è interessato a un Ducati Monster 620ie dark maggio 2004 Km 6.500 prezzo €3.500 tratt, batt nuova, buone condiz.

    - ore 11:26 B. via Twitter mi scrive: fichissimo!!! solo che portarla a Londra mi sa di complesso. è a milano?

    - ore 11:27 rispondo a B. che (incredibilmente!) la moto è proprio a Londra

    - ore 11:29 B. e Nicola (due perfetti sconosciuti con esigenze incrociate) si stanno scrivendo via mail

Che ne dite?

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L’importanza della partecipazione

9 Aprile 2008 // Dr_Who // Aziende 2.0, Blogosfera, Enterprise 2.0, Riflessioni, Social Networks | Scrivi commento »

Voglio condividere con voi alcuni elementi di una bella intervista che Mauro Lupi ha realizzato in occasione di Interact 2008 a Esther Dyson. Nell’intervista emergono elementi di forte interesse. Primo tra tutti l’importanza della partecipazione attiva delle aziende al “brusio” che è presente sul web. Come afferma il CEO di Nike “We’re not in the business of keeping the media companies alive. We’re in the business of connecting with consumers“. Dyson sostiene che le aziende devono essere capaci (aggiungo io avere la volontà) di bypassare i tradizionali media, per interagire direttamente con i consumatori. Non lasciamoci però ingannare dalle apparenze: per farlo non occorre metter su un o una qualsiasi presenza in rete; per farlo occorre innanzitutto l’approccio “mentale” giusto. E’ quello che funziona. Non altro. La tecnologia che si utilizza è secondaria. Il primo step, come suggerisce Dyson, è quello di frequentare in maniera partecipativa i , non solo, ma anche di accompagnare queste attività in rete con contest reali “much as Nike might sponsor a local basketball game and send a rep or local sports-store owner“. In italia abbiamo un esempio in tal senso, seppur agli inizi. E’ quanto ha realizzato Barilla per il lancio del brand Alixir, del quale potete avere news qui. Alixir è partita al contrario, incontrando chi in rete ha generato buzz (positivo e negativo) per comprendere quali fossero le motivazioni, nel bene e nel male. E’ un inizio, ma molto sta, appunto, nell’approccio che una azienda vuole instaurare con la propria clientela e con i prospect. E’ quello che io chiamo l’approccio WnRM. L’intervista integrale qui.

Social Network: una visione per il futuro

17 Marzo 2008 // Dr_Who // Marketing 2.0, Riflessioni, Social Media, Social Networks, User Experience | 3 Commenti »

Paolo Pontoniere su L’espresso ci regala una interessante intervista con Chris De Wolfe, founder e Ceo di MySpace, nella quale si fa il punto sul “fenomeno” dei . Molti sono gli elementi che vengono fuori. Uno tra tutti il fatto che frequentare i non è una moda, un fenomeno passeggero, ma sta diventando il mezzo più comune per rapportarsi con gli altri, per ascoltare musica e lavorare. Quest’ultimo aspetto pare sia il più “innovativo”. Personalmente non mi sorprende: frequento con una certa sistematicità Linkedin, Facebook, che utilizzo appunto per lavoro ponendo “questions” per quei temi sui quali necessito di un orientamento e di punti di vista differenti. Il risultato? Funziona! C’è uno spirito partecipativo attivo, ed il plus che noto è la “criticità” ed obiettività delle risposte: un feedback prezioso per chi vuole essere aperto a nuovi punti di vista. Ritengo che lo spirito dei e del loro utilizzo, sia destinato a rafforzarsi nel tempo: la generazione di internet sta crescendo, e si porterà appresso new habitus che faranno evolvere il . Ci sarà una transizione non solo generazionale, ma anche di scopi [come afferma Chris De Wolfe]. Un processo di crecita ineluttabile.

Oltre il corporate blog

11 Marzo 2008 // Dr_Who // Marketing 2.0, Social Media, Web 2.0 | 5 Commenti »

 Quando si parla di internet la maggior parte delle aziende lo interpreta inserendo il web all’interno di un approccio multicanale. Bene. Non tanto, penso. In un’ottica multicanale si rischia di relegale il web ad una mera funzione di vendita, di touch point fine a se stesso. Non è così. Il web consente ambiti di manovra che vanno oltre la semplice “vendita”. Offre ambiti di relationship che vale la pena assecondare. Ad oggi sono poche le aziende che interpretano il web con un approccio di questo tipo. Alcuni esempi ce li mostra Maurizio Goetz sul suo blog: La società farmaceutica Eli Lilly è una di queste: ha creato una community sul web che ha chiamato Innocentive che ha attirato circa 7.000 ricercatori che hanno lavorato con la società per risolvere problemi chimici in cambio di bonus in denaro. Ma non è la sola  La Texas Instrument ha creato un progetto on line per dialogare con oltre 30.000 insegnanti di scuola superiore per lo sviluppo delle calcolatrici T1-92 e coinvolgendo i consumatori nell’intero progetto di design, ha fatto in modo che il prodotto rispondesse ai bisogni del mercato e ha creato nei clienti potenziali futuri un senso di appartenenza ed una maggiore fidelizzazione. Il primo passo che le aziende dovrebbero compiere è quello di ripensare il modo di interagire con il proprio cliente: il web consente non solo di entrare in contatto, ma di interagire in maniera molto attiva con il proprio pubblico. Il secondo passo è basare la relationship che si vuole sviluppare facendo una attenta “analisi del valore” che si vuole generare: valore inteso non in termini economici, ma di Conoscenza reciproca con il Cliente. E’ questo il vero Valore che nel tempo si trasformerà anche in valore economico. Il web ha la potenzialità intrinseca di ridare all’azienda l’ambito partecipativo sociale, che deve essere assecondato in quanto l’azienda è essa stessa parte di un ambiente sociale che continuamente la stimola. Non si tratta di creare comunità in modo fittizio o comunque forzato, ma di attivarle in modo naturale, creando diversi livelli di inter-azione e integrazione. Carne al fuoco ne è un bell’esempio.

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Ripensare l’advertising on line

22 Febbraio 2008 // Dr_Who // Advertising 2.0, Riflessioni | Scrivi commento »

Nell’inserto di Nòva de ilsole24ore dello scorso giovedì, c’è un interessante articolo di Luca De Biase sulla convergenza tra Vendite, Spot e Marketing. Dall’articolo emerge una difficoltà di decollo dell’adv all’interno dei . Da tempo ero dubbioso sulla “bontà” dell’adv all’interno dei , perché – come anche riportato nell’articolo – le persone che frequentano i sono orientate a coltivare le relationship che queste piattaforme aggregative consentono, piuttosto che farsi distrarre da messaggi commerciali. Ma quale tipo di adv eventualmente può esserci all’interno dei ? Personalmente credo che debba esserci un “ripensamento di paradigma” da parte delle aziende nell’interpretare l’adv on line. A 360°. Soprattutto a seconda del luogo – quindi del momentum - che si intende utilizzare quale medium. Di per sé la pubblicià on line è in perenne mutamento, ed è per questo che và affrontata in maniera più fluida del suo stesso essere.