Prima di condividere le slide che in molti (sui social e dal vivo…grazie!) mi avete chiesto di pubblicare al termine del mio intervento, consentitemi una veloce riflessione sul BTOdi Firenze, che giunto alla sua terza edizione si è ormai affermato come L’evento sul web marketing turistico in Italia, in particolar modo sul cosiddetto “Travel 2.0”. Questa del 2010 è stata la prima edizione del Buy Tourism Online a cui ho partecipato (da relatore e da spettatore) e devo dire che è stata davvero una bellissima esperienza. Oltre agli interventi e ai temi di ottimo livello (si è parlato di strategia, pratica, creatività, valori, modelli) adatti sia a un pubblico di operatori turistici sia di agenzie di comunicazione e professionisti del marketing, oltre a un’organizzazione davvero impeccabile e una partecipazione importante a livello di presenze, si respirava un’atmosfera di reale interesse e scambio reciproco tra professionisti che credo non siano rimasti delusi dai tanti stimoli e approfondimenti avuti nel corso dei diversi incontri, nessuno dei quali mi è sembrato banale o superfluo.
Facevo parte dell’ultimo panel, moderato da Gianluca “[Mini]marketing” Diegoli, che ho avuto il piacere di conoscere per la prima volta dal vivo. Un panel difficile perché l’obiettivo di Giancarlo Carniani (l’organizzatore del BTO che ringrazio ancora moltissimo per avermi invitato) era quello di tirare un po’ le fila, le conclusioni di tutto il convegno. Spero vivamente di essere riuscito, insieme ai colleghi di panel, a passare qualche punto di vista che come detto nel mio intervento potrà essere puntualmente smentito anche domani.
Al BTO ho personalmente ri-verificato la regola aurea di questi eventi (leggasi Rimini Web Marketing Event dell’anno scorso, vero Andrea?) nei quali il valore più importante che ti porti a casa sono gli incontri professionali e umani davvero entusiasmanti e ricchi sotto tutti i punti di vista, dopo aver scoperto la persona dietro al personal brand che vedi online. E qui il pensiero va al “compagno di panel” A.K.A. “Il Bravo Presentatore” Gianluca Diegoli, con la sua calma e riflessività rivoluzionaria, ad Alessandra Farabegoli con il suo entusiasmo trascinatore e i suoi centinaia di tweet, alla speciale Roberta Milano che va sempre dritto al cuore delle questioni, a Mirko Lalli instancabile organizzatore e networker, al divertentissimo ma preparatissimo Robi Veltroni con il suo cappello rosa salmone e a tanti altri. Oltre ad aver rivisto con piacere l’amico Gianluca Arnesano con la sua analisi sempre lucida e ironica , il mitico Antonio Maresca che mi “ruba” le slide per i suoi corsi e per questo gli voglio davvero bene, a Elena Farinelli che è la mia unica e vera giornalista, a Fabio Sutto veneto in trasferta e sempre pronto a dare consigli utili. Avrei voluto stare ancora con voi ma di sicuro ci saranno altre occasioni. Alla prossima, ragazzi. Il web è davvero una cosa figa.
Dopo il successo dell’anno scorso, torna il Rimini Web Marketing Event, organizzato sempre da Titanka! e dall’OnlineMarketingBlog dell’amico Fabio Sutto. L’evento, che mi vedrà tra i relatori anche quest’anno, si svolgerà il 21 e 22 novembre 2009 presso la fiera di Rimini In concomitanza con il SIA Guest (il Salone Internazionale dell’Accoglienza) e si propone come punto di riferimento nazionale per il Web Marketing in ambito turistico, mettendo ancora una volta a confronto esperti di settore e figure professionali legate al mondo del turismo on line.
La “chicca” di quest’anno è la presenza di Avinash Kaushik, autore del best sellerintitolato Web Analytics: An Hour A Day, Analytics Evangelist di Google e cofondatore di Market Motive Inc: un appuntamento da non perdere per tutti i professionisti nell’ambito del marketing analitico e appassionati di metriche web, tema che rappresenta il leitmotiv dell’evento.
Scopo del Master è dunque quello di formare figure professionali di alto livello specializzate nella progettazione, pianificazione e verifica di attività di comunicazione e relazione con i consumatori attraverso i media digitali e gli ambienti del web 2.0.
C’era e c’è sicuramente bisogno di un’offerta formativa più aggiornata in Italia, di nuovi corsi di Laurea e Master che affrontino tematiche già NEL mercato ma ancora lontane dai percorsi formativi.
Trovo sia inoltre molto positivo che il corpo docente sia formato da persone che si sono “sporcate le mani” con questi temi e che quindi potranno sicuramente affiancare agli aspetti accademici elementi di discussione molto concreti. Tra i docenti infatti troviamo nomi noti e influenti: Luca Colombo - Microsoft Italia,, Andrea Genovese - 7floor, Alex Giordano e Mirko Pallera - Ninjamarketing, Giuseppe Granieri - Bookcafè.net, Mauro Lupi - AdMaiora, Antonio Sofi - Webgol.it
Ammetto però di essere rimasto un po’ perplesso sul piano del “biglietto da visita” con il quale si presenta questo Master: un corso di questo tipo dovrebbe almeno dotarsi di quegli strumenti e forme che vorrebbe insegnare a usare. Design e testi a parte (sui quali pure qualcosa da dire ci sarebbe…) non ho trovato alcuno strumento Web 2.0 o spazio social linkato sulla Home Page (nessuna traccia di Twitter, Facebook, FriendFeed, ecc…), c’è invece un blog con 5 post in 3 mesi e non c’è nessun elemento multimediale se non un Video (qui sotto) che non possiamo certo annoverare tra i capolavori della comunicazione.
Sicuramente il valore intrinseco del Master è dato dagli stessi docenti, certo però che qualche sforzo in più nella direzione della comunicazione social non avrebbe guastato, considerando gli scopi per i quali gli studenti pagheranno 5.000 euro. Perchè ad esempio non è stata sfruttata la possibilità di lanciare il master proprio con un video virale o un azione di Buzz-Marketing? Un’occasione persa, un consiglio per la prossima edizione del corso
Aggiornamento: mi correggo, ho trovato anche questo
Ieri ho partecipato ad un interessante incontro dal titolo “Facebook e il nuovo mondo dei social network come opportunità per il marketing e la comunicazione“, organizzato dall’associazione no profit The Ruling Companies. Anche se il taglio del convegno è stato piuttosto divulgativo, visto che era dedicato a un pubblico di marketing & PR manager che si stanno avvicinando spesso per la prima volta a queste nuove possibilità di promuoversi online, è stato comunque stimolante e mi ha dato l’opportunità di fare alcune riflessioni “on top”.
Lele Dainesi, dopo un’interessante overview con articoli di giornale su come il fenomeno sia ormai un fatto quasi antropologico oltre che tecnologico e di comunicazione, ha insistitito sulla necessità di far “sporcare le mani” al proprio management (ovvero: fargli usare direttamente i Social Network), che è l’unico modo per comprendere appieno le potenzialità di comunicazione intrinsiche del mezzo, oltre che sulla necessità di non approcciarsi a Facebook con l’idea di ricavarne un profitto immediato, bensì cercando di sfruttare l’altra anima, quella di “motore” di internet PR.
L’ottimo Vincenzo Cosenza di Digital PR invece ha snocciolato un bel po’ di dati interessanti (frutto anche del suo “Osservatorio Facebook“) in merito all’esplosione del fenomeno Facebooke alla sua audience, oltre che spiegarci in quali diversi modi e per quali scopi può essere usato e mostrarci qualche case history di utilizzo di Facebook all’interno di una strategia di promozione online (es: Famiglia Cristiana e la sua Facebook App “Il più simpatico del Vangelo”). Il tutto è stato inoltre supportato da Fabio Giglietto, dell’università di Urbino, che ci ha illustrato casi pratici e modalità di interazione “social” tra marca e utenti.
Fin qui la cronaca, ora le mie riflessioni:
Mi sento di sposare appieno la necessità per un brand di approcciarsi a Facebook e agli altri Social Network con un fine più vicino alle PRche non di marketing/advertising puro, soprattutto considerando quanto ancora il modello advertising di Facebook, per quanto innovativo, social e di frontiera, sia ben lontano da essere adottato come modello universale (ricordiamoci quanto ancora pesano banner standard e display adv nel mercato pubblicitario…e soprattutto Google con Keyword advertising & company). In questo caso si fanno tante chiacchiere (e mi ci metto in mezzo!) ma risultati in termini di cambio di rotta negli investimenti sono ancora pochi
Per quanto riguarda il successo di iniziative marketing su Facebook e Social Network, contenuto esclusivo (per le Brand Page) e creatività (per le Application) sono FONDAMENTALI. Non solo: a mio giudizio per attirare “Fan” o followers (per dirla alla Twitter) un brand deve essere già strutturato per attirare fan di suo, oltre che avere già un pubblico di entusiasti della marca. E’ difficile che Facebook da solo generi dei fan senza che il brand sia potenzialmente attrattivo e senza che abbia già fatto azioni di comunicazioni integrate in quell’ottica. Insomma, non basta aprirsi la Fan Page su Facebook per risolvere i mali di un brand: se non ti chiami Ducati ma “Assicurazioni Pippo” probabilmente la pagina su Facebook non te la fila nessuno (e a ragione!)
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E’ abbastanza normale in questo momento che tutta l’attenzione sia concentrata su Facebook, visto il fenomeno anche sociale che si è rivelato. Se si vuole però ottenere il massimo da una campagna Internet, per quanto innovativa e social, occorre però ogni tanto analizzare più razionalmente il proprio target e guardarsi attorno, si scoprirà una cosa entusiasmante: non esiste solo Facebook! Ci sono altri Social e altre Community (uso questo termine volutamente, perchè esistono e sono vive e vegete!), magari verticali, che potrebbero rivelarsi molto più utili per i nostri obiettivi di comunicazione, in relazione alle tipologie di utenti che le frequentano
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Capitolo Privacy: è vero, la pervasività di Facebook pone diversi interrogativi anche a chi come noi è un heavy user di social network e web 2.0 apps. Tutta la discussione sulla Privacy nei Social Net però spesso non tiene conto che anche la persona meno iscritta e più assente dalle community lascia un’enorme quantità di dati a un grande fratello molto più alto nella catena alimentare, che risponde al nome di Big G :-). Quindi da un lato occorre sottolineare che il primo ad essere responsabile di ciò che va o non va online è il singolo utente, dall’altro occorre affrontare il tema a livello più globale e non concentrarlo solo sui Social Network.
L’Enterprise 2.0, ovvero l’applicazione all’interno delle aziende dell’approccio Web 2.0 basato su collaborazione, partecipazione e intelligenza collettiva non è solo costituito da un insieme di tecnologie come wiki, blog, social network, tagging per la condivisione delle attività e delle comunicazioni in ambito corporate. E’ un nuovo modello organizzativo, metodologico e anche culturale che può migliorare le performance, ridurre i costi, diffondere l’apprendimento, sostenere l’innovazione, costruire appartenenza e motivazione. Un toccasana per le aziende, soprattutto quelle italiane così paurosamente “ferme” e “chiuse”.
Per divulgare e sensibilizzare impenditori, top managers e direttori del personale L’Università dell’Insubria e OpenKnowledge organizzano l’”International Forum on Enterprise 2.0“, che si terrà a Varese il 25 Giugno 2008. Un evento che, oltre ad essere completamente gratuito (complimenti), si preannuncia molto interessante (come scritto anche da Emanuele, tra gli organizzatori della manifestazione), per la concretezza dei temi e per il “parterre de roi” di grandi esperti internazionali del settore che ci spiegheranno quali e quanti sono i benefici che le Aziende potranno trarre scegliendo un approccio Enterprise 2.0. Direi che non si può mancare.
Si è concluso lo IAB Forum a Roma, che si è concentrato da un lato sull’esposizione e sull’analisi dei dati che fotografano una decisa crescita degli investimenti pubblicitari online, dall’altro sugli aspetti innovativi del Marketing online ponendo particolare accento sull’engaging dell’utente attraverso gli strumenti del Web 2.0 quali Social Network, blog, videosharing, ecc..
Il Marketing 2.0 quindi, come opportunità per gli investitori di migliorare l’efficacia delle campagne e la propria Brand Awareness, con esposizione di interessanti case histories di Renault, Enel, Poste, Avis, Procter&Gamble. Su questo tema ottimi su come al solito (in termini di capacità comunicative e temi trattati) gli interventi di Marco Montemagno e Vito Di Bari, che presto potrete vedere online. Ma l’Interactive Advertising non è solo innovazione e Web 2.0, anzi. A sentire gli interventi dei rappresentanti delle concessionarie pubblicitarie big players in Italia (Niumidia, Tiscali Adv, Wind, Microsoft Digital, Yahoo! Italia) sembra che i più conservativi siano proprio loro: a fronte di un mercato in evoluzione costante, la classica pubblicità “tabellare” la fà ancora da padrona e anche l’atteggiamento che è emerso dali speakers è di una certa reticenza a lanciarsi nel “nuovo”. Una “scollatura”, insomma, esiste ed è bella grande: c’è un mondo di servizi 2.0 che consentirebbero all’ADV di cogliere gigantesce opportunità di crescita e miglioramento del ROI, ma tutto ciò si scontra con una platea di “big spender” (i clienti che investono in pubblicità) e grandi concessionarie che (con le dovute eccezioni) preferiscono per il momento stare con i piedi ben piantati a terra e continuare a macinare banner. E in effetti il paradosso più grande di tutto il Forum è che mancava (fisicamente e negli speech di tutti) IL VERO protagonista dell’adv mondiale e, soprattutto, delle nuove potenzialità dell’Advertising: dov’era Google?
Come sta cambiando il marketing nell’eta’ dei social media? Quali sono i vantaggi e i punti deboli del social marketing rispetto al marketing tradizionale? E come si misura l’efficacia delle nuove strategie di comunicazione basate su community online, user-generated content e passaparola?
Il secondo, Duepuntozero - Soa e Business nella nuova era del web, è organizzato da IBM e si terrà a Roma il 21 Febbraio 2008. Temi del convegno
L’incontro analizzerà lo stato dell’arte dell’evoluzione digitale in Italia e illustrerà i benefici concreti che questa rivoluzione può comportare. In particolare ci si soffermerà sul legame tra la SOA e il Web 2.0 e come, attraverso queste tecnologie, si possa innovare il modo delle aziende di andare sul mercato.
L’evento è aperto e potete iscrivervi direttamente sul sito di IBM.
Il terzo, il Word of Mouth Summit 2008, è dedicato alle tematiche dell’Unconventional Marketing (Buzz, Viral, Word Of Mouth…), ed è organizzato da Reed Business Information. Il convegno (a pagamento) che si terrà a Milano il 2 e 3 Aprile 2008, verterà sulle strategie e le tecniche operative che stanno trasformando il Marketing, per fare fronte ai nuovi needs di mercato e consumatori, sempre più influenzati dal passaparola e dalle conversazioni online, sempre più protagonisti nella scelta e nella definizione dei prodotti di consumo
*Cosa s’intende per Word of Mouth e quali sono i vantaggi del suo utilizzo
*Conoscere un nuovo modo di fare business: come far parlare della sua azienda e dei suoi prodotti a costi ridotti?
*Quali sono gli obiettivi da raggiungere attraverso l’utilizzo di Blog, Communities, viral marketing,
evangelisti e il buzz?
*Quando conviene usare questi strumenti in azienda e come integrarli con gli strumenti di marketing tradizionali
*Principali esperti in materia e principali case histories di successo nel mercato italiano e internazionale del Word of Mouth
Dopo il Venture Camp, il secondo evento interessante di settimana scorsa a cui abbiamo partecipato è stato il Marketing Camp, organizzato dal vulcanico Marco Camisani Calzolari con la collaborazione di Fabrizio Bellavista (Partner Psycho-Research) e Franco Giacomazzi (Professore Marketing industriale, Politecnico di Milano). L’incontro si è tenuto a Milano il 10 Ottobre nello splendido Palazzo Affari ai Giureconsulti (all’interno della manifestazione Innovation Circus) ed è stato davvero stimolante, per la grande varietà di tematiche affrontate ed esperienze personali/professionali condivise, oltre che per le tante occasioni di contatto e “human-networking”.
Il nostro intervento era incentrato sulle opportunità che i media sociali e l’approccio Web 2.0 possono offrire al mercato per trasformare la creatività (professionale o amatoriale) degli utenti internet in potenziale business. Abbiamo anche affrontato marginalmente la case-history di Succodimelone, che rappresenta la nostra applicazione concreta della visione espressa nella conferenza.
Di seguito trovate sia le slide della presentazione sia il video del mio intervento.
Nel giro di una settimana ho partecipato a due eventi molto interessanti: il primo dei due è stato il Venture Camp, organizzato da Fabio e tenutosi a Roma il 6 Ottobre alla John Cabot University. Tanti partecipanti (un centinaio), social networking “fisico” e ottimi spunti di riflessione sulle opportunità, le modalità e i requisiti per accedere a capitali necessari a finanziare start-up tecnologiche. In particolare, grazie ai tanti e interessanti interventi nei quali sono state illustrate esperienze dirette di imprenditori che hanno utilizzato venture capitals o “business angels”, si è posto l’accento sulla difficile situazione italiana, paragonata alla ben più consolidata “macchina da guerra” americana. Come dice Daniele, con il quale sono stato alla manifestazione, i pareri sulle cause di questa arretratezza sono discordanti, anche se i problemi più consistenti a me sembrano essere:
-un generale atteggiamento di “improvvisazione creativa” e scarsa progettualità che allontana e disincentiva gli investitori: occorre molta meno superficialità e più studio da parte degli aspiranti imprenditori, più analisi del modello di business che deve sostenere l’idea. Parola chiave: Business Plan
-un’endemica mancanza di infrastrutture, di “luoghi aggreganti” dove far circorlare capitali, idee, persone in un unico punto. A quanto pare il Web 2.0, Internet e i nuovi media non possono sostituire assolutamente la virtuosa collaborazione che nasce quando gli attori di un processo si trovano nello stesso luogo. Servirebbe concentrare, farci la “nostra” Silycon Valley (Torino?) e potremmo essere in grado di giocarcela a livello internazionale. Anche perchè pare che in Italia il livello di competenze ICT e i costi della manodopera siano assolutamente competitivi. Parola chiave: infrastrutture
-una burocratizzazione che allunga terribilmente i tempi/costi per avviare un’azienda e impedisce di conoscere ed accedere con semplicità a tutte le possibili fonti di finanziamento, tra cui appunto i Venture Capital. Parola chiave: semplificare.
Sono sostanzialmente tutti mali strutturali italiani, problemi che consociamo, ma è sempre bene rinfrescarceli e, perché no, impegnarsi ciascuno nel proprio ambito per superarli.
Ho conosciuto Emanuele Quintarelli grazie all’amico/compagno d’avvenuture internettiane Daniele Florio e ho potuto subito constatare la sua competenza profonda nelle tematiche dell’Information Architecture e la sua indubbia capacità di fare network e diffondere conoscenza.
Non posso quindi che fargli gli auguri per il prossimo evento da lui organizzato, ovvero l’Italian IA Summit 2007. Giunto alla sua seconda edizione, dopo il grande successo della precedente, l’incontro sarà un occasione ghiotta per tutti gli appassionati e addetti ai lavori, che potranno affrontare e approfondire tutti i temi legati a questa disciplina relativamente nuova e sicuramente affascinante.
Come recita la presentazione sul sito, è utile ricordare che l’Information Architecture si occupa di:
Classificare, organizzare, strutturare informazioni online con metodologie, tecniche e competenze specifiche
Progettare in modo strutturale i contenuti per renderli facilmente accessibili e trovabili dagli utenti
Definire percorsi di navigazione semplici, intuitivi e personalizzabili
Progettare e semplificare le azioni ed i compiti che gli utenti intendono compiere su un sito per raggiungere i propri obiettivi e bisogni informativi
L’evento è aperto a tutti e soprattutto è GRATUITO, noi ci saremo, voi?
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