Modelli, scopi e ROI delle PR online

25 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Blogosfera, Business Models, Politica 2.0, User Generated Content, Web 2.0 | 11 Commenti »

internet pr-online
Diversi eventi e post nell’ultima settimana fanno riflettere in merito alla domanda: ne vale davvero la pena? Mi spiego meglio: a fronte di un’attività fortemente impegnativa quale è appunto la gestione delle relazioni e l’acquisizione di contatti online attraverso , Social Network, Forum, ecc…, quale è il reale “ritorno di investimenti” (e per investimenti non intendiamo tanto quelli economici ma più che altro quelli in termini di tempo)? Il gioco vale la candela? Verrebbe da rispondere: dipende. Ma vediamo prima cos’è successo.
In una settimana chiudono Giovy ed Elmanco, l’uno per problemi personali, l’altro per un motivo che stimola una discussione intorno all’impegno e ai risultati attesi:

a Maggio 2008 [...] oltre 40.000 visitatori unici assoluti [...] Tuttavia non basta, o meglio, non è bastato per rendere questo sito una dignitosa attività editoriale a tempo pieno. I numeri sono sempre bassi per assicurare entrate pubblicitarie sufficienti da parte degli inserzionisti italiani, e le prospettive di crescita sono troppo oscure per convincermi a mantenere l’impegno dopo due anni e mezzo di pubblicazioni. Curare ELMANCO come ho fatto finora, infatti, è un impegno da almeno 5 ore al giorno, che non lascia molto tempo ad altre più redditizie, ma meno stimolanti, attività.

MarketingArena spinge a riflettere sull’attività e la sostenibilità del blogging:

chi vende vince. Vendiamo cose diverse ma l’errore di elmanco è stato quello di essere troppo poco tangibile per vendere sé stesso (purtroppo siamo ancora uomini e spostarsi materialmente è molto poco 2.0) e troppo bello e impossibile per vendere il proprio , un gioiello, un’oasi ma anche un prodotto editoriale complesso che non ha trovato il canale ideale. Come capite sono molto sconfortato dalla notizia perchè fa crollare alcuni miti sulla sostenibilità del web innovativo ed in particolare del web 2.0: se un non può vivere da solo, un è un braccio di un’altra entità, dobbiamo prenderne atto, capire che la nostra attività non può e non potrà mai essere -centrica, il sta al business come l’automobile sta all’uomo, è un mezzo non un fine.

Effettivamente nonostante i miti del “fare soldi online” e del “lavora da casa con internet” siano ben radicati e diffusi (oltre che sospinti dagli stessi che perseguono quell’obiettivo, per acquisire nuovi contatti interessati), le cose non stanno così. Anche sul piano politico, Marco scrive un post disilluso che indubbiamente fotografa una situazione (sicuramente in evoluzione ma attualmente più che realistica):

Poi ho capito che alle urne i voti si contano e per quanto le opinioni possano essere virali, quando si entra nella cabina si può votare solo “uno”. Non si porta dentro la link popularity, la reputation o il page rank. Per quanto i nostri politici non conoscano il web, sanno però fare un semplice conto: uno spot non crea problemi di gestione e porta milioni di contatti. Le attività online generano una quantità enorme di problemi, dalla comprensione del mezzo sino alla richiesta di trasparenza. Inoltre generano poche centinaia di migliaia di contacts quando va bene.

Il punto è, a mio giudizio, che non deve essere messo in discussione il modello delle in sé, ma il fine che queste hanno. Solo in pochissimi casi un’attività sociale su Internet e una produzione di contenuti editoriali autonoma, a fronte di un impegno gravoso e spesso “snervante” riesce a sostentarsi e diventare un’attività a tempo pieno, quindi è bene prendere coscienza di quali siano effettivamente i fini a cui possiamo ricondurre qesto tipo di attività. Credo che, sintentizzando, possiamo ricondurre questi “scopi” del “mezzo” PR&UGC a tre casistiche:

  • 1) UGC “no profit”: l’utente non aspira a sostentarsi né segue una stringente linea editoriale, semplicemente “dice al mondo chi è”, quello che pensa, quello che fa a un gruppo ristretto di amici/conoscenti. E’ la produzione di contenuti senza troppe domande, che rappresenta la gran parte della “torta” UGC.
  • 2) Self-Marketing & professional target: si vende sé stessi o la propria azienda come “prodotto” da posizionare in un mercato ben preciso. I motivi sono diversi: ricerca di lavoro, promozione indiretta delle proprie attività di consulenza, acquisizione di reputation, corporate blogging. Il ROI non è rappresentato da un ritorno economico ma dalla reputazione acquisita che può essere spesa per opportunità professionali.
  • 3) Fundraising & Micro-Finanziamenti: in questo caso le attività online e le relative PR hanno come scopo la persuasione all’adesione di una causa, sia essa politica, solidale, a scopi personali. Rientrano in questo gruppo, ad esempio, le campagne per la raccolta fondi di un partito politico (vedi Obama) o di un’associazione ONLUS.

Ve ne viene in mente qualcun’altra?

Partecipazione e disintermediazione nella Politica 2.0: 10 domande

9 Marzo 2008 // Claudio Vaccaro // Politica 2.0, Social Media, Web 2.0 | 4 Commenti »

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Una delle caratteristiche fondamentali del Web 2.0 è la disintermediazione, ovvero la possibilità di liberarsi degli inter-media-ri che, appunto, mediano una transazione di servizio o comunicativa, grazie all'avvento dei Social Media (o meglio, di una delle applicazioni dei social media), i quali rendono possibile la comunicazione diretta tra esigenza e soluzione, tra cliente e azienda, tra offerta e domanda. Abbiamo assistito a diverse declinazioni dello stesso concetto nell'universo del B2C, con l'affacciarsi di siti e servizi innovativi e ormai, famosi: dall'elimizazione delle banche nel Social Lending (prestiti) con Zopa , alla polverizzazione delle Agenzie di Comunicazione con Bootb e Zooppa. La politica sta subendo lo stesso processo, con l'affacciarsi di piattaforme che consentono, o almeno danno la parvenza di un contatto diretto tra il mondo politico e l'elettore/cittadino-digitale (definizione cara al buon Marco), rendendo possibile una partecipazione più facile e riscontri diretti. Un ottimo esempio di come si possa anche in Italia creare modalità comunicative di questo tipo è il nuovo 10Domande de Il Sole24Ore, da quanto leggo su Vincos "spinto" da Luca de Biase e realizzato dalla Elastic di Nicola Mattina. Il sito consente di pubblicare video-domande dirette ai candidati Premier per le prossime Elezioni di Aprile 2008, i quali potranno dar seguito con una video-risposta. Interessante, davvero (anche se non è un'idea originale, prendendo spunto da 10Questions). Due considerazioni però: la prima è che dietro un progetto di questo tipo, anche se "Web 2.0", c'è ancora un grande gruppo Editoriale, cosa che si può leggere in chiave positiva (nel senso di una più ampia adesione all'approccio "disintermediato") o in chiave negativa (esiste la possibilità che progetti del genere possano emergere "dal basso"?). La seconda è che, dalle prime domande che vedo pubblicate, la conoscenza e l'utilizzo di questi siti è ancora una volta ristretta alla nicchia di bloggers ed "esperti" del settore, che ovviamente sono più i informati e attivi, mentre almeno in America sembra che ci sia un'alta partecipazione anche tra la cosiddetta "gente comune", fruitori appartenenti alla "coda lunga" della rete. Voi che ne pensate?  

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