Marketing per sottrazione

8 Novembre 2009 // Claudio Vaccaro // Riflessioni | Scrivi commento »

Lightness

Mi sono reso conto di come nella vita e nel marketing sia molto forte la spinta a “sommare“: aggiungo una funzionalità in più al servizio, mi compro un’altra macchina, faccio più comunicazione, mi iscrivo a un altro corso, ci metto più grafica, apro un nuovo blog, compro più keywords.

Spesso è la strada più facile, perché ad aggiungere ci vuol poco. A volte è utile e necessaria, soprattutto nella fase analitica in cui si cerca di capire come funzionano le cose, esplorando tutte le possibilità. Altre volte ancora è una strada obbligata, presi da impegni importanti a cui vuoi dedicare la massima attenzione.
Ma è anche quella che complica dannatamente la vita, consuma energia, è meno efficace e spesso taglia le gambe alla creatività pura, concentrati come siamo a gestire la sommatoria di tag che abbiamo in testa. Soprattutto, fa perdere per strada cose importanti che finisci col trascurare.

Mi sono reso conto che è arrivato il momento di “sottrarre“: semplificare anziché complicare, alleggerire anziché appesantire, selzionare anziché aggiungere. L’analisi deve lasciar posto alla sintesi: l’obiettivo, nella vita come nel marketing, dovrebbe essere fare MEGLIO, non di più. E tornare a divertirsi come quando non sapevi cos’era, un obiettivo.

Alleggeriamo, quindi. Io ho cominciato con questo blog: notate qualche differenza? :-D

ps: ok, ora basta cazzeggiare e iniziamo a lavorare

Come i Social Network stanno cambiando tutto

15 Maggio 2009 // Claudio Vaccaro // Riflessioni, Social Networks | Scrivi commento »

social network traffico utenti

Di Jeffrey F. Rayport, BusinessWeek

That’s big. It signals that Web companies are no longer in a race to build “destination sites” that attract vast numbers of users. Instead, social networking players are racing to extend their influence over the entire Web by exporting their social features to all sites.

Capito? Ambienti sociali aperti, non siti. Traffico dai siti, non sul sito. :)

Il futuro dei Social media?

12 Giugno 2008 // Dr_Who // Riflessioni, Social Ideas, Social Media, Social Networks | 2 Commenti »

Sul blog del mio amico Sacha Monotti leggo un interessante post sul futuro dei . Ne h già parlato qui, ma lo riporto anche su Socialware per amor d coerenza..

Prevedere un tale fenomeno è molto difficile.
Quel che mi sento di dire, però, è che i permettono una interazione bidirezionale, ma la chiave di volta è interpretare il modo attraverso cui questa interazione avvine/avverrà. Se è vero che esiste il fenomeo di una reinterpretazione dei contenuti, dei mush-up, molto probabilmente le aziende dovranno rivedere - per ora - il modo di coltivare questa bidirezionalità. Ad oggi, per il grado di evoluzione che abbiamo, è troppo azzardato lasciare tutto in mano alla rete; per due ordini di motivi: 1) le aziende non sono pronte 2) la rete non è così pronta [appunto per il motivo che dicevo prima]. Quello che mi aspetto è un percorso che Aziende e Rete possono intraprendere insieme, non forzando le tappe, ma interpretandole giorno per giorno. Anzi costruendole giorno per giorno. In questo cammino un grosso sforzo è richiesto alle aziende, ce devono reinterpretare la relationship, non più in ottica CRM, ma in ottica WnRM (Wiki Neighbourhood relationship Management). L’unica cosa certa è che vivremo in ere in cui uno dei principali capitali sarà la Relazione. Chi per primo lo capirà, avrà un vantaggio competitivo duraturo e difendibile.

La sottile arte del Marketing 2.0

29 Maggio 2008 // Claudio Vaccaro // Marketing 2.0, Riflessioni | Scrivi commento »

piccolo principe marketing 2.0
Una cosa OT ma non troppo…rimbalzo da Gianluca un divertente e illuminante accostamento tra un brano del Piccolo Principe e il . Certe volte la verità si nasconde nei posti più impensati…:)

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
“Per favore… addomesticami”, disse.
“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
“Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino… “

Le 3 P del Social Media Marketing

28 Maggio 2008 // Claudio Vaccaro // Marketing 2.0, Riflessioni | 12 Commenti »

Come potrebbe essere tradotto il classico concetto del “marketing mix” riportandolo in ambito ? Questa la domanda provocatoria che mi sono posto all’ultimo Iab. Com’è noto, Jerome McCarthy nei primi anni sessanta e successivamente Philip Kotler (a cui si deve in gran parte la diffusione del concetto) hanno teorizzato un modello basato sulle 4 P:

  • Product (Prodotto)
  • Price (Prezzo)
  • Placement (Distribuzione)
  • Promotion (Promozione)

A questo modello Kotler stesso affianca il modello delle 4 C, proprio per:

evidenziare l’importanza di pensare prima in termini di valore per il cliente, e solo successivamente definire le corrispondenti attività di marketing dell’impresa

  • Customer value
  • Costo per il cliente
  • Convenienza
  • Comunicazione

A mio giudizio, il grande balzo in avanti che il Marketing 2.0 sta concretizzando in termini di comunicazione con la propria clientela può essere tradotto in un modello basato sulle 3 nuove “P” del :

  • Piattaforma: è il mezzo, luogo virtuale in cui avviene la conversazione, il territorio in cui si concretizzano le relazioni sociali e promozionali tra aziende e clienti/prospect. L’importanza della scelta e della conoscenza della/delle piattaforma/e è chiave per chi vuole fare
  • Promozione: è il fine delle attività di Marketing, anche se attuate con approccio . Non va dimenticato che è essenziale definire una di comunicazione ben precisa, anche adottando modalità promozionali non tradizionali.
  • Partecipazione: è il modo in cui la di comunicazione viene attuata. Le aziende conversano con i propri clienti, stimolano la partecipazione al processo ideativo e produttivo, si aprono alla possibilità di giudizio. Una svolta epocale che deve modificare profondamente l’atteggiamento delle aziende verso la comunicazione, mettendo il cliente al centro del processo promozionale.

Fatemi sapere cosa ne pensate, la discussione è aperta.

Add: ho appena scoperto un articolo interessante che fa riferimento a temi vicini

Intervista ad Andrey Golub

1 Maggio 2008 // Claudio Vaccaro // People 2.0, Riflessioni, Social Media | 4 Commenti »

andey golub socialwareHo conosciuto Andrey Golub grazie al Business Club “Milanin“, il business network nato su Linkedin che conta più di 4100 soci. Dietro al successo di Milanin c’è anche Andrey, un professionista dell’ICT e grande esperto di e Social Networking, che come noi vede la contaminazione di skill differenti come una delle essenze della “2.0 way of life”. Ci siamo fatti una lunga ma interessante chiacchierata con lui.

  • Andrey, vuoi raccontarci meglio la tua storia professionale e di cosa ti occupi adesso?

Innanzi tutto grazie per questa opportunità di poter comparire nel vostro Blog!
Non sono una persona dell’IT in senso stretto, mi occupo più di analizzare processi, procedure, definire lo scopo di un nuovo sistema e poi seguirlo come Project Manager.
In 10 anni di lavoro ho provato tutto, dal software developer in una software house in Unione Sovietica, ad Analista, Project Manager, grossi progetti, ricchi clienti :), tra una un periodo di Ricerca Scientifica quando lavoravo gia’ in Italia in IRST/ICT a Trento (e’ un famoso centro dell’Intelligenza Artificiale), poi nel high-tech con tecnologie come IPTV e VoIP. Così sempre tra IT e R&D- ricerca, innovazione, new technology, progettazione di sistemi e supervisione dello sviluppo. Negli ultimi 4 anni dedico il mio tempo al lato SOCIAL- Social Networking e Social Computing. Ho imparato i principi dell’on-line collaboration, dell’Open Source, del Web 2.0, dei , del e delle PR 2.0. Insomma ho ampliato i miei skill di partenza, legati all’IT.

  • Cosa ti ha spinto ad occuparti di questi temi?

Il Social Networking ha cambiato completamente la mia vita! Puoi immaginare un Business/System Analyst (calmo, logico) o Project Manager (serio, stabile, responsabile), con una forte passione per le PR, la comunicazione, le relazioni umane, etc? Difficile, no? Quale sarebbe allora il “lavoro ideale”per una persona così? Prima che il Social Networking si sia trasformato in un settore con una crescita enorme e coinvolgimento di tanti nuovi professioni/ ruoli/ skill, l’unica possibilità per un ragazzo “sbagliato” come me era avere due vite separate: una “seria” da Analista/PM e l’altra “sociale”, quella del Blogger, delle PR 2.0, etc. Oggi sono felice di poter applicare tutti i miei skill: la risposta è stata proprio quella del Social Computing, il settore che mette insieme (persone, gruppi, relazioni) e new technology (innovazione, new business model). Ciò che mi piace di più è quello che chiamo “Extremal Social Communication 2.0″: un mix di tecnologie Web 2.0 prima di tutto, Mobile 2.0, Social Communication, Proximity Marketing, etc. Insomma la tecnologia che aiuta le persone a comunicare meglio!

  • Quanto è contato il fattore H (human) nella realizzazione dei tuoi obiettivi?

Il contatto umano e’ tutto per m. Da quello che faccio ogni giorno per gli altri (aiuto una media di 50 persone al giorno a trovare una persona giusta, un’azienda giusta, un progetto giusto etc), a quello che succede a me, grazie al passaparola e ai nuovi contatti che mi aiutano a scoprire idee cool ed innovative. Così ho conosciuto il mondo delle start-up, così sono diventato un “free-time adviser” :)
La mia vita Sociale e’ un contatto umano puro! Lavoro con le persone e le loro idee, prima che con le tecnologie e i progetti, come fanno gli Analisti ‘normali’.

  • Cosa vuol dire per te “social networking” e quali vantaggi porta al Business? E qual è la parte che gioca la tecnologia in tutto questo?

Per me il Networking è il modo più naturale di comunicare per noi umani. E’ comunicazione peer-to-peer, per scopi molto concreti: rapporti sociali, life-sharing, professional-networking per coltivare i propri interessi, incrementare le proprie opportunità di business e di carriera, per lo sviluppo di progetti, ecc… Ma questo in fondo c’è sempre stato! Oggi noi chiamiamo “Social Networking” tutto ciò che facciamo on-line con i siti Web 2.0, ma in realtà è un approccio che è sempre esistito nella natura degli uomini. Ciò che non è mai esistito prima è la connessione globale del mondo. Se ci pensi è pazzesco, se conto i miei amici su Facebook ho forse 200 contatti negli USA (conosco bene molti di loro) e sono non meno di quelli che abitano nella stessa città dove abito. E’ questa la vittoria dei : collegare il mondo, facilitare la comunicazione, lo scambio di idee, i contenuti multimediali e –perché no- emozioni. Cosa porta al Business? Praticamente lo stesso: il Mondo e’ globalizzato oggi, non solo perché tutto si produce in Cina :) Per esempio oggi non è importante dove sei fisicamente: se tu sei a Milano, io a Mosca ed un terzo partner a New York possiamo stare in contatto diretto, intenso e real-time tutto il giorno, grazie alla comunicazione Digitale, vero? E se vogliamo allargare la nostra rete, presentare un prodotto ad un partner potenziale, trovare un cliente che cerca proprio noi, identificare una persona da inserire potenzialmente nella nostra squadra possiamo farlo facilmente con l’aiuto di LinkedIn, Xing, Neurona, etc.. Abbiamo tutto il mondo davanti, che è là pronto e ci dice “vai, hai tutto, basta andare e saper prendere!”

  • Io credo che l’approccio ai media sociali sia prima di tutto un problema di processo e di persone più che di infrastruttura tecnologica e interfacce. Sei d’accordo oppure hai un’altra opinione?

I processi sottostanno alle tecnologie e hanno delle proprie regole, i sistemi informativi e le piattaforme aiutano solamente ad automatizzarli. E’ proprio per questo che ora è arrivato il tempo del : le aziende e gli imprenditori iniziano ora a capire come sfruttare la libertà generata dal 2.0, non imponendo regole ma agendo in maniera conversazionale. Ora è tempo di raccogliere i frutti: il Social Web è maturato, siamo un po’ saturi di Social/ Web 2.0 services… ora e’ il momento di tornare indietro, alle persone che usano la tecnologia, per fare quello che serve A LORO! Oppure, vista in chiave utopica, fargli fare quello che serve a noi, usandoli (usandoci) come una forza buona per cambiare il mondo.

  • Quali sono per te le 3 killer-apps 2.0 per il 2008 nel mondo? e in Italia?

Prima di tutto io non credo nel Web 2.0 Italiano, Russo, Americano etc…sopratutto se parliamo di “killer application”: serve qualcosa che coinvolga tutto il mondo, non un singolo Paese. In Italia possiamo avere tanti progetti molto innovativi, molto specifici, perchè il carattere Italiano e’ una cosa da favola :) ma comunque le Killer-apps saranno globali. Per esempio Spock, il primo serio Motore di Ricerca 2.0 sulle Persone: a mio giudizio Spock è una prima spinta concreta verso il Web Semantico.
Poi credo che tra poco si far sentire molto Google con il suo Android, sta arrivando l’era del Mobile 2.0! Qui si può immaginare qualsiasi cosa, dal Instant Messenging Mobile (qualcosa di più maturo di Fring per uccidere finalmente gli SMS  fino all’accesso a tutti i servizi 2.0 dal Mobile, compresi i . Per finire l’OPEN Social Web: Data Portability, Social Graph ed tutto ciò che ruota intorno all’idea di Integrazione nel mondo Social.

  • Come vedi il mercato ITC Italiano e quali opportunità ci sono? Quale dev’essere secondo te l’atteggiamento di un’azienda che vuole investire in Internet in Italia?

Non stai parlando di “cosa serve per innovare in Italia”, vero? Perché per questa domanda sarebbe meglio tacere  Secondo me o si cambia tutto (gente, pensiero, politica, economia, business models, etc), o e meglio non perdere tempo. Invece per il mercato ITC non c’è molto da cambiare per poter sviluppare software di qualità al prezzo più basso, fornire il supporto più dedicato etc… ma anche questo ‘poco’, è importante: la gestione dei progetti IT, il senso dell’Outsourcing, il senso di partnership tecnologica. Quello che vedo è che a volte, molte volte, si fanno partnership per “far guadagnare un amico”, con aziende “di amici”, ecc..Inomma, si pensa poco all’economia nel settore IT. Le aziende non risparmiano abbastanza per investire il risparmio in innovazione, si sta meglio così! In questo senso io vengo da un altro mondo: seguo progetti in Outsourcing da ormai 10 anni, prima dalla parte dello sviluppo e poi nella parte del Cliente. Sono abituato quindi a ragionare in termini di “costo effettivo” del progetto, “dead line reale” per il cliente, “squadra migliore” per ogni progetto” ecc…

  • Ci racconti qualcosa del Business Network Milanin? A chi è venuta l’idea e come si porta avanti un progetto di questo tipo?

Eheh, qui mi sa che mi dilungo troppo! Sai che Milan-In è un progetto che ha proprio cambiato la mia vita? Con Milan-In ho dovuto a imparare molte cose del Web, dal Web 2.0 al Community Management, dall’Open Source all’”Extreme Communication”. L’idea sembra molto semplice: organizzare la vita off-line per una Rete Sociale di Business on-line. Nel nostro caso il network on line si chiama LinkedIn, indubbio Leader del mercato di Business Networking nel Mondo. Oggi siamo anche “Club ufficiale” di LinkedIn, per forza espressa il primo nel mondo! 3 anni fa eravamo soltanto 10 persone che decisero di provarci: oggi siamo più di 4100. Milan-IN e’ un lavoro duro, un lavoro di squadra: oggi c’è una bella Squadra Organizzativa fatta di tante persone appassionate di Networking, Comunicazione, Organizzazione degli Eventi, Relazioni Umane. Il Board di Milan-IN e’ fatto da professionisti maturi, che sanno dove portare quest’ottima iniziativa. Milan-In e’ una realita’ importante Italiana ed ormai Europea. Milano si e’ confermato di essere la Capitale del Social Networking Europeo! Il futuro di Milan-IN? Per questo ti suggerisco di fare un’intervista al Presidente del Club, Pier Carlo Pozzati . E’ lui che ci ha messo insieme per far funzionare il tutto ed e’ proprio lui che oggi sogna un’espansione Nazionale della Rete di Business Off-Line partita da Milano, domani con tanti Club Locali, uniti in una unica Business Life Network basata su statuti simili, collegati da una piattaforma di collaborazione che prevede il Networking locale ed anche una visione globale della Rete Globale. Il futuro e’ di crescere, maturare, diventare sempre più utili ai nostri soci, progettare e realizzare sempre più eventi di Networking off-line, sviluppare partnership con partner/sponsor ed i Club locali, che speriamo vorranno entrare a far parte di una “Italian-wide” 

  • Qual è secondo te il miglior del momento, quello che consente maggiore libertà d’azione e che guarda più al futuro? E perchè?

Attualmente Facebook: aveva guardato al futuro sin dal suo inizio e per questo rimane ancora il #1 in assoluto secondo me. Sinceramente non ho tempo per MySpace, ma credo che anche MySpace vale oro, sopratutto dopo che è stato presentato il un piano di integrazione con applicazioni dai independent developers (“alla Facebook”).
Ma come sai oggi la mia scelta personale (come utente) e professionale (come collaboratore) cade su Spock, il Motore di Ricerca di Persone 2.0! Non si può immaginare un più Social di un Network di Persone: In Spock TUTTO ruota intorno a te, ai tuoi amici, ai tuoi interessi, ai tuoi progetti, a tutto quel che ti riguarda nel Web, a quello che pensano di te gli altri, insomma: un “social” molto personal  Ma soprattutto Spock e’ un Motore di Ricerca, non solo un , che farà da ponte tra il Web 2.0 e il Web 3.0 (il web semantico, ndr), come avevo parlato prima. E’ affascinante come funziona l’algoritmo di ricerca di Spock, basato sul social tagging: come Google per ogni sito assegna un PageRank (la sua forza 1.0), Spock (motore 2.0), assegna ad ogni PERSONA un TagRating (forza 2.0) Le persone con il TagRating piu’ alto appaiono prima degli altri. Tutto logico, vero? Google lavora con pagine HTML, Spock lavora con i profili 2.0 e i tag. Più verificato, votato, confermato sei (come piu’ linkato per un sito)- più visibile sei. Sono su Spock proprio dall’inizio, grazie di cuore a Gianfranco Chicco che mi ha presentato a Jay Bhatti, founder di Spock.com: avevo dimostrato prima le mie capacità, avevo aiutato loro a creare una prima community di Power User, un Fan Club 2.0 su Facebook, ho trovato una persona che ha sviluppato per loro la prima applicazione/ plug-in per Facebook, ho speso tante serate a Gennaio rispondendo ai Blogger che avevano parlato male di Spock (perché non si può parlare male delle cose così geniali  Ora anche i bloggers più critici oggi fanno parte del gruppo Power Users si discute insieme del futuro di Spock! Ora sono Community Leader, cosa che mi fa molto piacere.

  • Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Molto ambiziosi e da “dreamer”!  Progettare (come CTO) un nuovo basato sui principi di “domani”e deve essere una vera e propria rivoluzione! Una battuta? Per me no! Ogni settimana vengo contattato per un nuovo progetto Social, giusto per chiedere cosa ne penso o per valutare una proposta di collaborazione! Mi contattano persone dagli USA, Nuova Zelanda, Australia, Russia, UK. Vedremo, ma sono molto fiducioso, questo è proprio il momento giusto per innovare nel mondo di Social Networking/ Social Computing. I modelli di business “Google-Ads”, i social networks “just-for-fun” e che fanno perdere solo tempo devono morire…e lasciare il passo a qualcosa che presto scopriremo!

L’importanza della partecipazione

9 Aprile 2008 // Dr_Who // Aziende 2.0, Blogosfera, Enterprise 2.0, Riflessioni, Social Networks | Scrivi commento »

Voglio condividere con voi alcuni elementi di una bella intervista che Mauro Lupi ha realizzato in occasione di Interact 2008 a Esther Dyson. Nell’intervista emergono elementi di forte interesse. Primo tra tutti l’importanza della partecipazione attiva delle aziende al “brusio” che è presente sul web. Come afferma il CEO di Nike “We’re not in the business of keeping the media companies alive. We’re in the business of connecting with consumers“. Dyson sostiene che le aziende devono essere capaci (aggiungo io avere la volontà) di bypassare i tradizionali media, per interagire direttamente con i consumatori. Non lasciamoci però ingannare dalle apparenze: per farlo non occorre metter su un blog o una qualsiasi presenza in rete; per farlo occorre innanzitutto l’approccio “mentale” giusto. E’ quello che funziona. Non altro. La tecnologia che si utilizza è secondaria. Il primo step, come suggerisce Dyson, è quello di frequentare in maniera partecipativa i , non solo, ma anche di accompagnare queste attività in rete con contest reali “much as Nike might sponsor a local basketball game and send a rep or local sports-store owner“. In italia abbiamo un esempio in tal senso, seppur agli inizi. E’ quanto ha realizzato Barilla per il lancio del brand Alixir, del quale potete avere news qui. Alixir è partita al contrario, incontrando chi in rete ha generato buzz (positivo e negativo) per comprendere quali fossero le motivazioni, nel bene e nel male. E’ un inizio, ma molto sta, appunto, nell’approccio che una azienda vuole instaurare con la propria clientela e con i prospect. E’ quello che io chiamo l’approccio WnRM. L’intervista integrale qui.

Social Network: una visione per il futuro

17 Marzo 2008 // Dr_Who // Marketing 2.0, News, Riflessioni, Social Media, Social Networks, User Experience | 3 Commenti »

Paolo Pontoniere su L’espresso ci regala una interessante intervista con Chris De Wolfe, founder e Ceo di MySpace, nella quale si fa il punto sul “fenomeno” dei . Molti sono gli elementi che vengono fuori. Uno tra tutti il fatto che frequentare i social non è una moda, un fenomeno passeggero, ma sta diventando il mezzo più comune per rapportarsi con gli altri, per ascoltare musica e lavorare. Quest’ultimo aspetto pare sia il più “innovativo”. Personalmente non mi sorprende: frequento con una certa sistematicità Linkedin, Facebook, che utilizzo appunto per lavoro ponendo “questions” per quei temi sui quali necessito di un orientamento e di punti di vista differenti. Il risultato? Funziona! C’è uno spirito partecipativo attivo, ed il plus che noto è la “criticità” ed obiettività delle risposte: un feedback prezioso per chi vuole essere aperto a nuovi punti di vista. Ritengo che lo spirito dei social e del loro utilizzo, sia destinato a rafforzarsi nel tempo: la generazione di internet sta crescendo, e si porterà appresso new habitus che faranno evolvere il social. Ci sarà una transizione non solo generazionale, ma anche di scopi [come afferma Chris De Wolfe]. Un processo di crecita ineluttabile.

La guerra è finita: lo dice il tag

11 Marzo 2008 // Marco Mattioli // Riflessioni, User Generated Content | 3 Commenti »

war

Quando un'immagine vale più di mille parole: notate la genialità del tag /war, che auspica la fine della guerra (essendo appunto tag di chiusura). Sicuramente in termini di comunicazione non convenzionale questo cartello scritto a mano batte 10 a 1 tantissime campagne costose e blasonate. Pregi: immediatezza, replicabilità infinita a costo zero. Difetti: non comprensibilità da parte del grande pubblico.

Tratto da Core77

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Mac Cloverfield’s?

26 Febbraio 2008 // Marco Mattioli // Advertising 2.0, Riflessioni | 1 Commento »

cloverieldCloverfield a destra, Cloverfield a manca, ora la bufera è comprensibilmente passata, ma fino al mese scorso il mostrone apocalittico aveva monopolizzato la rete. Eh già perchè esperimenti di questo tipo ci fanno sognare, ti fanno illudere che in futuro quattro amici al bar con una telecamera e un'idea vincente di marketing alternativo possano sbancare i botteghini mondiali. E dato che amo sogni e sognatori, questo punto a Cloverfield glielo concedo. Ma considerare il valore di un film in base al suo marketing è un pò come considerare il valore di una cotoletta in base alla sontuosa descrizione fatta nel menu, e alla fine non è il menu che ti mangi.

Lo sanno bene i frequentatori dei fast food quando alzano gli occhi verso i golosi tabelloni che riproducono hamburger da un chilo conditi con oceani di insalate e patatine fragranti, e poi li abbassano su quella suola striminzita che hanno nel piatto.

La spasmodica attesa per Cloverfield è secondo me assolutamente paragonabile a quella del cliente del Mac Donald's che nella sua lunga fila favoleggia e sogna circa l'Hamburger Perfetto, e si sveglia dal sogno bellissimo solo quando è giunto il suo turno, ha pagato, e riceve il vassoio.

Lunga vita commerciale quindi ha chi ha saputo accalappiarti, farti compiere un movimento, scucire dei soldi, in cambio di poco. Che sia al botteghino come alla cassa, in pratica ti hanno venduto un pezzetto di sogno, ed è il sogno che paghi non il prodotto.

Ma la gente ormai è scafata, e difficilmente si lascia abbindolare dalla polvere di stelle. Tutto quello che c'è in Cloverfield già era stato detto da Blair Witch Project: si è fatto passare qualche anno per sopire il ricordo, e poi ta daa, ci hanno rivenduto lo stesso concetto riveduto e corretto.
Eppure qualcosa secondo me non ha funzionato a dovere, accorciando notevolmente la long tail del prodotto (che è prevedibilmente crollato appena sono iniziati a circolare passaparola e spoilers). La strega di Blair, che allora si rivolgeva ad un pubblico "vergine", lasciava il fruitore più ingenuo con il dubbio di aver assistito davvero ad un documentario o qualcosa di simile. Questo perchè l'assenza di mostri ed effetti speciali rendeva assurdamente plausibile il tutto. Una scia di dubbio e di mistero accompagnava quindi lo spettatore anche fuori dal cinema e lo faceva parlare, chiacchierare, confrontare. Quel chiacchiericcio che di fatto ha decretato anche il successo di best seller come Matrix o parlando di libri, del Codice Da Vinci. Quando si da alla gente un argomento sul quale poter discutere o arrovellarsi, si ha il successo vero, quello che sbanca.Di Cloverfield alla fine ne parlano solo gli amanti del marketing, gli studiosi di comunicazione, gli appassionati della diffusione virale. Tutti gli altri se lo sono dimenticato una volta usciti dal cinema.

E rilancio: dato che il film è paradossalmente l'imitazione di un realismo da YouTube, siamo sicuri che la prossima operazione killer dovrà cercare la legittimazione del grande schermo per fare il botto? Ma se il cinema investe milioni per ricreare con enormi sforzi la stessa user experience che ci fornisce un ragazzino quando posta un video amatoriale, perchè non bypassare del tutto il grande schermo?

Sono convinto che il prossimo esperimento credibile avverrà in rete, e solo in rete si potrà creare quel buzz, quel legittimo dubbio su "ma è una cosa vera?" che ricordiamolo, ebbe nobilissima origine con la Guerra dei Mondi, esperimento ancora ineguagliato. Se in partenza sappiamo lucidamente che dietro al prodotto si è mossa un'industria da milioni di dollari, non riusciremo più a trovare la stessa ingenuità necessaria per farci coinvolgere.

E senza ingenuità, o volontà di abbandonarsi all'ingenuità, non c'è viralità che tenga, si toglie la carta dal cioccolatino e si trova solo un collage di trovate prese alla rinfusa da King Kong e Pitch Black.

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