Non pubblico quasi mai video promo ma questa volta faccio un’eccezione. L’amico Michele Polico fondatore di Young Digital Lab (un network di giovani web marketers) mi segnala questa nuova fatica: un video veramente ben fatto di Gabriele Cazzulini, filmmaker genovese, per parlare dei giovani e di come le nuove tecnologie impattino sulle loro abitudini, idee, e sulla società e cultura in generale. Il tema “generazionale” in Italia è molto caldo in questo momento e credo che iniziative come YDL possano smuovere le acque.
Citandoli:
Internet e giovani sono il nuovo media.
Vivono collegati in rete, lavorano e comunicano in mobilità, animano i social network, creano e condividono ogni tipo di contenuto. Sono diventati i protagonisti del web e col web possono
diventare i protagonisti del mondo. Young Digital Lab non è solo una filosofia di lavoro. E’ una realtà di giovani in rete che cambiano il mondo.
Resta ovviamente una punta di amaro in bocca perchè io di anni ne ho 33 e questa gente mi fa sentire un po’ vecchio. In bocca al lupo, gioventù!
Ok, lo sappiamo, i Social Media sembrano sempre più “in forma” e niente potrebbe farci più piacere: abbiamo visto come macinano record di visitatori unici e tempo speso in tutto il mondo (anche in Italia). Abbiamo visto come il tempo degli utenti Internet sia una risorsa finita (ma in crescita!) e quindi inevitabilmente certe attività (come quella di consultare messaggi) si sostituiranno o si sovrapporranno. Abbiamo scoperto anche come in molti stiano provando ad aggregare il flusso di messaggi (mail e social) che riceviamo tutti i giorni, proponendoci la loro versione di centro messaggi unificato. Ma certe volte si esagera, quando si vuole a tutti i costi dare per morta una tecnologia stabile e utile come la mail, soprattutto quando a dirlo è il COO di Facebook, con giusto un filo di conflitto di interessi.
Mi piace guardare con senso critico e analitico lo scenario generale: cos’è successo negli ultimi 3 anni almeno in Italia? Semplicemente questo: da 0 a 16 milioni di utenti per Facebook, ma come potete vedere dal grafico sopra (fonte dati: Nielsen) la mail non è calata di una virgola nonostante l’utilizzo spasmodico di messaggi e chat di Facebook. Non sempre le nuove tecnologie sopprimono quelle vecchie (a patto che lo siano davvero), a volte si affiancano e si integrano…altrimenti dovremmo bere solo Coca Cola al posto dell’acqua e lavarci tutti i denti con lo spazzolino elettrico.
Con l’utilizzo costante di servizi Web 2.0 e dei Social Media siamo bombardati da stimoli continui e da una quantità di informazioni che potenzialmente ci possono mandare in corto circuito da overload di bit: il volume di messaggi che riceviamo su diversi device e di diversa importanza, le fonti che dobbiamo consultate per tenerci aggiornati, le attività di condivisione e di relazione rischiano di farci smarrire la bussola oltre che farci perdere produttività nelle ore lavorative. E’ quindi essenziale organizzarsi, per concentrare le energie nelle direzioni giuste. Vi propongo la mia “social media dieta” (assolutamente PROVVISORIA), in questo post un po’ diverso dal solito. Evoi, comeviorganizzate?
[addendum: poi sul concetto di vacanza ci scrivo un altro post, per me quella vera è spegnere tutto quello che c'è scritto sopra]
[addendum2: qui un bel video ironico su come un approccio "alla Twitter" trasformerebbe le riunioni in azienda]
Ecco, questo è il genere di schematizzazione che avrei voluto fare io: Mauro Lupi è riuscito a illustrare in una sola chart come un approccio di Marketing 2.0, ovvero tipico di aziende che rispettano il ciclo ascolto > promozione > conversazione > monitoring, debba riflettersi anche nell’organizzazione aziendale. La struttura rigida a “silos”, così come non funziona più nelle vecchie distinzioni tra Marketing e IT, non si può applicare più né sul piano della strategia di comunicazione né sul piano dei processi: questo perchè come più volte abbiamo detto internet ha scardinato quel sistema. E non lo si può fare non perchè sia sbagliato in sé per sé, ma semplicemente perché si perdono opportunità di business e di brand management notevoli.
Ancora una volta, adottare un approccioconversazionale dell’azienda con i propri clienti/utenti/dipendenti, sia per progetti e finalità di comunicazione interna (Enterprise 2.0), sia a livello di advertising e PR esterne, è più una issue di processo e cultura, più che di strumenti. Un approccio basato sulla multicanalità e la trasversalità, oltre che sulla bidirezionalità.
Per intenderci: l’ultima ruota del carro, l’ultimo e meno strategico dipendente potrebbe avere un blog seguito da centinaia di persone e senza saperlo potrebbe essere il migliore alleato del marketing aziendale. Come ricondurre il tutto a un processo che riesca a stare in piedi (a volte la comunicazione interna tra reparti è così difficile, si sa) e trasformarlo in valore reale è un tema e una sfida che dovranno cogliere gli esperti di Human Resources e organizzazione aziendale.
Nel recente studio sulle previsioni di investimenti pubblicitari in Online Advertising (mercato USA), Forrester sostiene che per il Social Media Marketing questi saranno gli anni della crescita costante.
La spesa sostenuta dagli investitori per attività di Marketing nei Social media da oggi al 2012 crescerà infatti a un ritmo del 34% anno su anno, portandosi a un totale annuo di 3 Miliardi di Dollari.
Una buona notizia, anche se è opportuno valutare le proporzioni di questo dato rapportandolo al totale degli investimenti in interactive advertising previsti, che sempre secondo Forrester raggiungeranno la cifra (impressionante) di 55 miliardi di dollari. Il Searchadvertising, ovviamente, continua a dominare.
Colgo l’occasione offerta da due ottime presentazioni sul tema Brand reputation e Social marketing: “Sintonizzarsi con il nuovo marketing” dell’amico Davide Basile a.k.a. Kawakumi e “Brand Reputation nell’era delle social media technologies” del “collega” Andrea Colaianni, nelle quali ho ritrovato questa mia slide che a quanto pare ha convinto e che avevo inserito nella mia presentazione per il convegno Rimini Web Marketing Event, per spiegarne meglio il razionale.
In questa slide avevo provato a delineare come le azioni di Marketing 2.0 si traducono in potere di engagement di utenti e clienti in funzione del tempo. E’ molto importante infatti in chiave marketing strategico avere una chiara visione su quali vantaggi può dare ogni declinazione di Social Marketing e in quanto tempo si traduce in effetti benefici sul proprio Brand, in modo da poter scegliere la strategia e gli strumenti più adatti al contesto in cui ci si trova. E’ fondamentale comprenderlo sia per le aziende che vogliono investire in questo ambito per dotarsi di una comunicazione “2.0″, sia per le agenzie che vendono consulenza, in modo da confezionare il vestito il più “tailor made” possibile. Non esiste una ricetta buona per tutti, mai come ora infatti il Marketing è comprensione approfondita dei valori del Brand. Soluzioni a scatola chiusa (tipo “ti faccio la fan page su Facebook”) che propugnano il miraggio del “Social bello ed economico” si traducono in clamorosi errori di comunicazione (o per lo meno in azioni inutili) di aziende mal consigliate da agenzie 2.0 ben ridicolizzate da Gianluca.
Stiamo assistendo a grandi manovre delle big company attorno al tema caldo del Microblogging. Tocca cercare di capirci qualcosa sugli obiettivi di queste manovre e sugli scenari prossimi venturi.
Twitter si sta di fatto affermando come standard de facto del Microblogging, facendo leva su:
Estrema semplicità (minimalismo funzionale)
Estrema scalabilità (API)
Estrema rintracciabilità (status pubblici e search realtiva)
Il valore intrinseco di Twitter sono quindi le CONVERSAZIONI: status istantanei pubblicati sulla piattaforma (anche e soprattutto da un arcipelago di applicazioni esterne) ma soprattutto RICERCABILI.
Facebookinvece sta diventando sempre di più “il” Social Network, il posto dove trovo TUTTE le persone e stabilisco con loro delle relazioni.
Il valore di Facebook sta nella PROFILAZIONE, nella quantità di dati enorme che ha raccolto e raccoglie costantemente sui suoi utenti. Un valore enorme che però non riesce ad essere pienamente pervasivo e sfruttato, visto che Facebook è un ambiente ancora “chiuso”. Fino ad oggi infatti status e informazioni pubblicate dalla sua massa di utenti erano consultabili solo dall’interno e solo da chi aveva stabilito una relazione. Logica pura del Social Networking, insomma.
Ma le ultime due mosse di Facebook (ovvero la possibilità di associare il proprio profilo a un Permalink statico e la possibilità di rendere pubblico a tutti lo status) ci indicano con chiarezza la direzione verso cui si vuole muovere: si potrebbe dire che Facebook vuole fare Twitter.
La vera battaglia però non è sul Microblogging né sul Lifestreaming, la vera battaglia sarà sul più antico e più redditizio business della rete: la Search.
Introducendo infatti lo status pubblico, Facebook potrà dotarsi di strumenti di ricerca molto più avanzati e soprattutto aperti di quelli che ha ora. Ricerca che suggerisce molteplici modelli di Advertising e molteplici nuove fonti di revenues per loro.
E anche Twitter, nonostante personalmente io sia convinto che abbia come unico business model quello di essere venduto a Google (gli inventori sono gli stessi di Blogger, il gioco ormai l’hanno capito…), avrà come unica possibilità di monetizzazione dal web proprio la sua search.
Che la guerra sarà in definitiva sulla Search lo dimostra il fatto che il “terzo incomodo” non sta alla finestra. Già, perchè fin’ora abbiamo fatto i conti senza l’oste: Google, il RE della Search, sta subendo attacchi incrociati diretti proprio sul suo core business, ad esempio da Mircrosoft con Bing e dal Social Web in gernerale. E come reagisce quindi?
Prima ha provato a comprarsi Twitter, non riuscendoci. Ma si rifarà sotto sicuramente.
Ora annuncia che lancerà un servizio di “Microblogging Search“, che possiamo scommetterci funzionerà secondo gli standard qualitativi a cui Big G ci ha abituato
Spesso a chi si trova a dover spiegare (alla propria azienda o a un cliente) perché vale la pena investire in Social Media Marketing, viene chiesto di fornire qualche case history a supporto. La diffidenza si supera con l’esempio, si sa.
Ho trovato un po’ in ritardo rispetto alla sua pubblicazione questo corposo elenco pubblicato sul blog di Peter Kim, che raduna corporate blog, fan page di Facebook, brand communities, video virali e azioni diverse di Social Media Marketing per ben 324 brand.
Partecipare al Rimini Web Marketing Event svoltosi il 22 e 23 Novembre scorsi e organizzato da Titanka! è stata un’esperienza entusiasmante.
300 partecipanti, tanti relatori di alto livello, organizzazione perfetta. Ecco le slide della mia presentazione che verteva sulle tematiche a noi più care: il Marketing 2.0 e l’approccio conversazionale. Troverete una parte più divulgativa sui cambiamenti del mercato e dei clienti (valore delle nicchie e del passaparola) e una più tecnica sui modelli strategici per incrementare Brand Awareness, Brand Loyalty e Brand Reputation con gli strumenti più opportuni (Social Media Marketing, Corporate Blogging, Buzz & Viral Marketing, Brand Community). La discussione è ovviamente aperta.
E’ un momento di subbuglio e novità per il meme-tracking in Italia. Per chi non conoscesse il termine, un memetracker è un sito-aggregatore che traccia e presenta le conversazioni (il “buzz”) e gli argomenti più discussi (i “meme“, appunto, anche se la parola ha un significato molto più ampio) che avvengono in Rete, in particolare nei Social Media, organizzandole secondo sue logiche. Per farlo, il memetracker scandaglia costantemente migliaia di fonti RSS tra blog, video-sharing, photo-sharing e altri siti UGC e le reaggruppa dandogli maggiore o minore importanza secondo gli algoritmi che ha implementato. Tra le funzioni più tipiche di un memetracker spesso troviamo gli argomenti più discussi della giornata, gli ultimi post, i video/foto più embeddati, i tag più utilizzati, la classifica dei blog più autorevoli/citati, ecc…
Insomma, una specie di bussola per orientarci nel mare magnum delle parole riversate ogni giorno sul web e un’utile fotografia che ci fornisce il polso della situazione. A queste funzioni vengono a volte associati meccanismi di ranking e voting per fornire un ulteriore filtro e interpretazione della popolarità di certe discussioni.
In Italia c’è fermento, dicevamo, perché nuovi esperimenti vengono alla luce, altri ritornano, altri ancora si consolidano. Alla luce di queste novità, vediamo quale sarà lo scenario dei memetrackers in lingua italiana.
Blogbabel: è stato probabilmente l’unico vero memetracker italiano, prima di essere chiuso a seguito di diverse polemiche su cui è inutile tornare. Quello che conta è che Blogbabelsta riaprendo: vedremo su quali funzioni Ludovico Magnocavallo & C. punteranno e come verranno implementate. Di sicuro sembra che verrà dato maggior rilievo al memetracking rispetto alle tanto criticate classifiche della blogosfera, che diventeranno un accessorio marginale. Inoltre si preannunciano “funzionalità sociali” (immaginiamo: voting, commenti, segnalazioni, ecc…)
Memesphere: è stato appena rilasciato in beta questo nuovo memetracker targato BlogMeter (Sacha Monotti/Vittorio Di Tomaso) e Andrea Toso. Ispirato a Techmeme, a un primo sguardo sembra un prodotto ben fatto che si caratterizza al momento per quattro funzioni fondamentali: un tracking delle conversazioni dalla blogosfera (”dalla coda lunga”), uno per le conversazioni dai mass media (”dal mainstream”), una definizione da Wikipedia di un termine molto citato (originale!) e una tag-cloud degli argomenti più discussi. Di sicuro mancano ancora diverse funzionalità per farne uno strumento completo, ma a quanto pare le vedremo “in progress”. Nell’intervista a Vittorio di Tomaso potete avere maggiori info.
Wikio: è nato in Francia, ma la sua forza è sicuramente la localizzazione, essendo stato calato in sei blogosfere diverse (Francia, Spagna, Germania, Italia, USA, UK). Indubbiamente è un ottimo strumento, per completezza di informazioni e possibilità offerte all’utente. Wikio non è un memetracker puro, ma è anche un news-aggregator che consente di costruirsi la propria “rassegna stampa digitale” basata sulla scelta dei tag preferiti. Le classifiche giocano un ruolo marginale rispetto alla possibilità di navigare nelle news dai giornali online, nel buzz dalla blogosfera e tra i video più gettonati del momento. Il voting è molto evidente. Interessante l’introduzione della sezione “Shopping” che consente di scoprire quali sono i prodotti più chiacchierati, visualizzare giudizi e consigli degli utenti, valutare i prezzi ed eventualmente acquistare.
Socialware è un'idea di Claudio Vaccaro, digital strategist e co-fondatore di BizUp, agenzia di web marketing. I Social Media stanno rivoluzionando marketing, aziende, mercati e tecnologie: segui il cambiamento con analisi, trend e case history su Social Media Marketing, Marketing 2.0 e Online PR, Social Network, Facebook App e Mobile Community.
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