15 Maggio 2009 // Claudio Vaccaro // Riflessioni, Social Networks
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Di Jeffrey F. Rayport, BusinessWeek
That’s big. It signals that Web companies are no longer in a race to build “destination sites” that attract vast numbers of users. Instead, social networking players are racing to extend their influence over the entire Web by exporting their social features to all sites.
Capito? Ambienti sociali aperti, non siti. Traffico dai siti, non sul sito.
12 Maggio 2009 // Claudio Vaccaro // Eventi 2.0, Marketing 2.0, Social Networks
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Ieri ho partecipato ad un interessante incontro dal titolo “Facebook e il nuovo mondo dei social network come opportunità per il marketing e la comunicazione“, organizzato dall’associazione no profit The Ruling Companies. Anche se il taglio del convegno è stato piuttosto divulgativo, visto che era dedicato a un pubblico di marketing & PR manager che si stanno avvicinando spesso per la prima volta a queste nuove possibilità di promuoversi online, è stato comunque stimolante e mi ha dato l’opportunità di fare alcune riflessioni “on top”.
Lele Dainesi, dopo un’interessante overview con articoli di giornale su come il fenomeno sia ormai un fatto quasi antropologico oltre che tecnologico e di comunicazione, ha insistitito sulla necessità di far “sporcare le mani” al proprio management (ovvero: fargli usare direttamente i Social Network), che è l’unico modo per comprendere appieno le potenzialità di comunicazione intrinsiche del mezzo, oltre che sulla necessità di non approcciarsi a Facebook con l’idea di ricavarne un profitto immediato, bensì cercando di sfruttare l’altra anima, quella di “motore” di internet PR.
L’ottimo Vincenzo Cosenza di Digital PR invece ha snocciolato un bel po’ di dati interessanti (frutto anche del suo “Osservatorio Facebook“) in merito all’esplosione del fenomeno Facebook e alla sua audience, oltre che spiegarci in quali diversi modi e per quali scopi può essere usato e mostrarci qualche case history di utilizzo di Facebook all’interno di una strategia di promozione online (es: Famiglia Cristiana e la sua Facebook App “Il più simpatico del Vangelo”). Il tutto è stato inoltre supportato da Fabio Giglietto, dell’università di Urbino, che ci ha illustrato casi pratici e modalità di interazione “social” tra marca e utenti.
Fin qui la cronaca, ora le mie riflessioni:
- Mi sento di sposare appieno la necessità per un brand di approcciarsi a Facebook e agli altri Social Network con un fine più vicino alle PR che non di marketing/advertising puro, soprattutto considerando quanto ancora il modello advertising di Facebook, per quanto innovativo, social e di frontiera, sia ben lontano da essere adottato come modello universale (ricordiamoci quanto ancora pesano banner standard e display adv nel mercato pubblicitario…e soprattutto Google con Keyword advertising & company). In questo caso si fanno tante chiacchiere (e mi ci metto in mezzo!) ma risultati in termini di cambio di rotta negli investimenti sono ancora pochi
- Per quanto riguarda il successo di iniziative marketing su Facebook e Social Network, contenuto esclusivo (per le Brand Page) e creatività (per le Application) sono FONDAMENTALI. Non solo: a mio giudizio per attirare “Fan” o followers (per dirla alla Twitter) un brand deve essere già strutturato per attirare fan di suo, oltre che avere già un pubblico di entusiasti della marca. E’ difficile che Facebook da solo generi dei fan senza che il brand sia potenzialmente attrattivo e senza che abbia già fatto azioni di comunicazioni integrate in quell’ottica. Insomma, non basta aprirsi la Fan Page su Facebook per risolvere i mali di un brand: se non ti chiami Ducati ma “Assicurazioni Pippo” probabilmente la pagina su Facebook non te la fila nessuno (e a ragione!)
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- E’ abbastanza normale in questo momento che tutta l’attenzione sia concentrata su Facebook, visto il fenomeno anche sociale che si è rivelato. Se si vuole però ottenere il massimo da una campagna Internet, per quanto innovativa e social, occorre però ogni tanto analizzare più razionalmente il proprio target e guardarsi attorno, si scoprirà una cosa entusiasmante: non esiste solo Facebook! Ci sono altri Social e altre Community (uso questo termine volutamente, perchè esistono e sono vive e vegete!), magari verticali, che potrebbero rivelarsi molto più utili per i nostri obiettivi di comunicazione, in relazione alle tipologie di utenti che le frequentano
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- Capitolo Privacy: è vero, la pervasività di Facebook pone diversi interrogativi anche a chi come noi è un heavy user di social network e web 2.0 apps. Tutta la discussione sulla Privacy nei Social Net però spesso non tiene conto che anche la persona meno iscritta e più assente dalle community lascia un’enorme quantità di dati a un grande fratello molto più alto nella catena alimentare, che risponde al nome di Big G :-). Quindi da un lato occorre sottolineare che il primo ad essere responsabile di ciò che va o non va online è il singolo utente, dall’altro occorre affrontare il tema a livello più globale e non concentrarlo solo sui Social Network.
28 Novembre 2008 // Claudio Vaccaro // Social Networks
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In questi ultimi tempi, sia per esigenze professionali che per diletto personale, sto studiando attentamente e utilizzando pesantemente il Social Network più chiacchierato del momento, lo “strumento sociale” che sembra implementare al meglio il nodo centrale delle “relazioni” e della “condivisione”. Su cosa è Facebook e sul perché del successo planetario sono state scritte tonnellate di articoli e post. In questa sede mi interessa però condividere con voi un concentrato di riflessioni a cui sono arrivato fino a questo momento, anche confrontandomi con le persone con cui lavoro tutti i giorni.
I numeri di Facebook in Italia
- +500% crescita in 6 mesi
- 4.2 Milioni Unique Visitors e 1.500 Milioni di Page Views /mese
- Nella categoria Communities ha sorpassato MySpace
- Rispetto ai competitors italiani, genera il maggior numero di page views, di page views per utente (354 contro una media di 30/40) e di tempo per persona (2 ore e 45 minuti contro una media di 15 minuti). Gli utenti, insomma, tendono a restare connessi e navigare di più
Fonte: Nielsen
Cosa fa Facebook meglio di altri
- Ha individuato il bisogno latente di “rappresentazione reale di sé” rinunciando all’approccio “nickname”, indirizzando meglio di tutti le relazioni reali tra persone
- Si configura come evoluzione dei sistemi di messaging (la Mail in primis) in “Rubrica 2.0″ (con aggiornamento di info non più “push” ma “pull”) e funzionalità di condivisione di contenuti (foto, video, instant blogging…)
- Fa leva sulle emozioni, in particolare su una: l’”emozione del rincontro”. Francesco Renzo l’ha spiegato a mio giudizio molto bene:
L’emozione è stata ancor più grande quando ho visto nominativi di gente che non incontravo da oltre vent’anni! Allora ho capito: questa è la forza di Facebook: far leva su un’emozione legata ad un lontano ricordo, sia esso piacevole o meno. Proprio l’emotività è, secondo me, il carburante di questo social network
- Ha costruito un ambiente basato su API, consentendo lo sviluppo aperto di applicazioni virali che contribuiscono ad incrementare relazioni e quinti traffico
- Si profila come applicazione, non come semplice “sito web”. Grazie a sistemi di Instant Messaging/chat e alla versione mobile Facebook è uno strumento di comunicazione che tende ad essere usato in modalità “always open”.
- La killer app, nonostante le migliaia di applicazioni rese diponibili, resta il Photo-Sharing, basta dare un’occhiata a questi dati:

Via
Limiti di Facebook
In generale, tutti i migliori pregi della piattaforma si trasformano nei peggiori difetti:
- indirizzando al meglio le relazioni reali, non intercetta il bisogno (che non è assolutamente in crisi, anzi) di mascherarsi e dotarsi di un’identità virtuale che il mondo reale delle proprie relazioni non conosce (es: sono gay e nessuno lo sa). Le community (non solo di dating) sono ancora più capaci di coprire quel bisogno. Una scelta voluta, indubbiamente, ma pur sempre un limite. A testimonianza di ciò, si vedono sempre più registrazioni con nomi di fantasia, un ottimo esempio di come le persone adattino le piattaforme ai propri bisogni
- consentendo di ritrovare e riscoprire relazioni perse nel tempo (es: i compagni di scuola), intercetta al meglio il bisogno di “mantenere i contatti” ma non risolve appieno il bisogno di contatti frequenti e vivi (es: i miei colleghi) che i messenger (MSN e Yahoo) già coprono ampiamente. Per colmare questo gap, infatti, Facebook si è dotato della chat istantanea. La domanda che spesso si pone l’utente “normale” è: ok, ora che ho aggiunto tutti i miei amici, ora che ho giocato con le applicazioni, che faccio?”
- implementando al meglio il bisogno di condivisione della propria vita in rete (un life-sharing quasi totale), dopo un utilizzo iniziale molti utenti si pongono interrogativi sulla Privacy, che si traducono a volte in abbandono della piattaforma per preservare la propria riservatezza. Sono frequenti i casi di relazioni in crisi e problemi di “reputation” personale (su cui spesso si scherza) che hanno fatto la fortuna ma potrebbero anche minare il successo del Social Network
Quali sono i veri competitors
Per i motivi sopra elencati a mio giudizio i competitor di Facebook non sono in generale i Social Network ma:
- Le piattaforme di mail
- Gli instant messaging
- I Photo-sharing
Cos’è quindi Facebook?
Facebook è più simile a un’applicazione Desktop (nel senso di “always-open”) che a un semplice sito web con funzionalità di Social Networking/Community a cui accedere sporadicamente. E’ una piattaforma di messaging evoluta con funzionalità di condivisione multimediale e life-sharing, che diventa una straordinaria macchina da time-per-person
Il futuro di Facebook
Sarà rosa o nero? Al momento Facebook ha saputo coprire completamente (e ormai da monopolista di fatto) il bisogno di relazioni reali, ma come dicevamo lascia spazio a grossi competitors sulle altre 2 tipologie di relazioni (le nuove relazioni e le relazioni più frequenti). MSN/Live e Yahoo non staranno a guardare, visto che hanno già annunciato il lancio di strumenti facebook-like (friend-feed, social apps…) che tendono a colmare il gap del life-sharing. Nell’immagine seguente ho provato a simulare i futuri spostamenti dei principali competitors evidenziati, in una matrice che considera il grado di formalità e di frequenza della relazione.

Una spia dei possibili limiti di Facebook è data dal trend del Social Network sul mercato americano, dove sembra essersi arrestata la crescita inarrestabile dell’ultimo anno.
E voi (mi rivolgo soprattutto agli heavy-users e quelli che utilizzano Facebook da un anno), cosa ne pensate? Cos’è davvero Facebook? Quali sono i punti di forza/debolezza della piattaforma? Pensate che sia una “moda” passaggera o che abbia di fatto creato uno standard (se di standard si può parlare nel web)? La crescita continuerà o gli attacchi dei competitors la rallenterenno?
8 Luglio 2008 // Claudio Vaccaro // Dati e Ricerche, Metriche, Social Networks, Web 2.0
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Scusate la recente latitanza ma è un periodo particolarmente “caldo”, non solo per il clima africano.
Per tutti gli interessati a comprendere come si evolve il mercato delle Web 2.0 apps e dei Social Network vi segnalo Movers 2.0, un interessante panel che riporta una classifica dei servizi più utilizzati su base totale, mensile, settimanale, giornaliera. I dati sull’audience sono ricavati da Alexa, il resto da Technorati e Google.
Un ottimo strumento per darci una fotografia immediata dei principali competitors 2.0. Credo che lo consulterò spesso, voi?
Via FrozenFrogs
30 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Social Networks
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Se l’esigenza è costruire da zero un Social Network, ormai si hanno a disposizione due strade: fare tutto ex novo, con il rischio e i costi aggiuntivi di dover “reinventare l’acqua calda”, oppure utilizzare piattaforme disegnate ad hoc per questa attività. Sono ambienti di sviluppo, in alcuni casi delle applicazioni già pronte all’uso, che consentono di configurare e customizzare per le proprie esigenze i tipici servizi che qualunque Social Network deve offrire, quali ad esempio: gestione del profilo, creazione di blog personali, aggiunta di foto album, aggiunta/gestione dei contatti, commenti, forum, ecc…ecc…
Tutte funzionalità consolidate da tempo che da un certo punto di vista sarebbe stupido sviluppare da capo. Molti di questi framework e applicazioni sono open source, altri sono a pagamento (occorre acquistare una licenza), ma in ogni caso applicano ai Social Network la strategia di altri servizi Web 2.0 che già hanno ridotto la complessità e modularizzato le funzioni necessarie, consentendo anche ad utenti a digiuno di php di costruire proprie piattaforme relazionali e UGC (vedi Wordpress per i blog). Ecco di seguito alcune delle piattaforme più funzionali.
Ning: non è una piattaforma installabile e configurabile a piacimento, è più che altro un collaboration-tool pronto all’uso. Consente di creare Social Network chiavi-in-mano con un dominio di terzo livello.
BuddyPress: è in sviluppo. Quando uscirà, sarà il Wordpress dei Social Network, una novità assoluta. Bisognerà però valutare se sarà una vera piattaforma per la creazione di Social Network totalmente customizzabile o solo un’estensione di Wordpress MU con l’aggiunta di funzionalità social.
Dolphin: non è open source (serve licenza) ma ha moltissimi moduli che si possono aggiungere: Foto, Video, Musica, Blogs, News, Eventi, Tags, Forum, Private messaging, Gruppi, Sondaggi, Annunci, Feedback, Chat, Boards, Articles…
Phpizabi: a parte qualche problema riscontrato sembra molto completo, è open source ed è già il motore utilizzato da diversi Social Network sul mercato.
Elgg: sembra fatto decisamente bene e, oltre a diverse funzionalità già installate, consente l’aggiunta di plugin ad hoc per le diverse esigenze di customizzazione. L’interfaccia è sufficientemente intuitiva.
Drupal: il famoso motore CMS consente anche la creazione di Social Network, con meno immediatezza ma con molta più libertà d’azione per chi deve personalizzare al massimo la propria piattaforma.
Analisi più dettagliate e altre piattaforme potete trovarle qui. Aspettiamo anche le vostre segnalazioni e giudizi su quelle che avete provato.
27 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Social Networks, User Experience
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Due interessanti presentazioni per iniziare ad affrontare l’argomento “social attention“, ovvero il valore e la misurabilità dell’attenzione all’interno delle piattaforme sociali su web, tema che ultimamente mi sta interessando molto e che fra l’altro è di recente attualità. Sono intuibili e vanno sicuramente approfondite le implicazioni dell’attenzione con il successo di servizi Web 2.0 e con la redditività dell’advertising. Esiste o va ancora formulata una teoria/guida per incrementare il livello di attenzione sul web, in particolar modo nei Social Network?
18 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Advertising 2.0, Business Models, Social Networks
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Di seguito un articolo di Brian Stelter pubblicato sul “The New York Times”, traduzione a cura di Dagospia. Il tema è molto interessante perché sulla reale capacità delle reti sociali di generare business nel tempo ci sono ancora diverse perplessità. In questo caso queste perplessità riguardano addirittura MySpace, quindi vale la pena leggere e studiare, tenendo presente che i modelli di business sono tutt’altro che definitivi.
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Quando quasi tre anni or sono News Corporation aveva inserito MySpace nel proprio portafoglio, si aspettava che la propria base di 16 milioni di utenti continuasse a crescere — e che ogni utente avrebbe continuato ad aggiungere amici, condividendo foto e scambiando messaggi confidenziali — così i dollari della pubblicità avrebbero cominciato ad arrivare.
Il sito di social networking è cresciuto — a 118 milioni di utenti a livello mondiale — e i contatti non si sono fermati. Ma i soldi non arrivano così in fretta come aveva sperato la società.
Nell’anno finanziario che termina fra due settimane, la divisione di News Corporation che comprende MySpace mancherà l’obiettivo del fatturato di 1 miliardo di dollari. Quando in Aprile News Corporation aveva annunciato il previsto mancato obiettivo, parecchi analisti avevano ridimensionato la valutazione della società, ribassando le azioni del 5 percento.
Tenendo d’occhio la monetizzazione, mercoledì MySpace sarà riprogettato con una nuova home page, che sarà meno affollata e più ricettiva nei confronti della pubblicità (la home page presenterà anche una “pagina splash” per un annuncio riguardante il nuovo film di Batman, “The Dark Knight”). Il nuovo progetto, da completare per l’inizio dell’autunno, comprenderà una nuova barra di navigazione, un nuovo strumento di ricerca e un nuovo riproduttore video.
Il restauro è pensato per risolvere un problema dei siti di social networking, cioè che molte pagine utente hanno l’attrazione estetica dell’armadietto di uno studente quattordicenne. Ma ci sono ancora parecchie domande senza risposta riguardo il valore pubblicitario delle reti sociali.
Negli ultimi mesi è sbocciata la rosa delle reti sociali. MySpace e i principali concorrenti, Facebook e Bebo, hanno tutti dei progetti ambiziosi per fare soldi ma non abbastanza prove sul fatto che i progetti funzionino.
“La giuria deve ancora decidere sulla capacità di monetizzare di MySpace”, ha detto Michael Nathanson, analista di Sanford C. Bernstein & Company.
I siti sembrano appetibili per gli inserzionisti, basandosi sul traffico registrato. MySpace ha un pubblico americano di 73 milioni di utenti, e Facebook ne conta 36 milioni, e secondo comScore (a livello mondiale, Facebook ha raggiunto MySpace per la prima volta in Aprile, con una media di circa 115 milioni di utenti per sito) gli utenti passano intere ore sui siti.
Ma poiché MySpace controlla la maggior parte dei soldi spesi sulle reti sociali, viene vista come capobranco per il settore in crescita.
In una teleconferenza del mese scorso Peter Chernin, presidente e amministratore delegato di News Corporation, ha ridimensionato le grandiose aspettative per la pubblicità sulle reti sociali e ha ammesso che vendere gli spot sulle pagine profilo personali e sulle pagine dei gruppi non è facile.
Il social networking rappresenta una “forma completamente nuova di attività su Internet”, ha detto Mr. Chernin.
Quando nel 2006 la controllante di MySpace, Fox Interactive Media, aveva annunciato un accordo di collaborazione pubblicitaria triennale da 900 milioni con Google, gli analisti avevano cominciato a scommettere forte sul fatto che il social networking sarebbe diventato una delle principali fonti di reddito. Anche se il Web diventa sempre più sociale, è difficile trarne dei profitti.
Per la verità il pallone delle prospettive irrealistiche si sta sgonfiando.
Il cambiamento di rotta è stato notato per la prima volta alla fine di Gennaio quando, a un anno dall’entrata in vigore dell’accordo da 900 milioni con MySpace, Google ha detto che il materiale del social networking non guadagnava così bene come previsto (più di recente, Google ha detto che la situazione stava migliorando).
Il cambiamento di rotta è stato confermato in Aprile quando Fox Interactive Media ha detto che avrebbe mancato l’obiettivo relativo al fatturato. Per allora il responsabile del fatturato della consociata era stato licenziato.
5597;13240-650/30;26976196/26994053/1;;~fdr=145939044;0-0;1;20722149;13240-6
50/30;25493759/25511616/1;;~sscs=%3fhttp:/incontri.tiscali.it/index.php?mtcm
k=049754> Click here to find out more!
Mr. Nathanson, l’analista, ha detto che il deficit percepito di MySpace è stato frustrante. “Non siamo molto convinti delle capacità a lungo termine di far crescere questo settore in base a quello che abbiamo visto ultimamente”, ha detto.
Altri analisti hanno una visione più ottimistica. Venerdì Anthony Di Clemente di Lehman Brothers raccomandava le azioni News Corporation anche a causa dell’aumento di fatturato su base annua di MySpace fra il 25 e il 30 percento.
MySpace, naturalmente, è d’accordo con questo parere più ottimista.
“Vediamo che i dollari arrivano”, ha detto Jeff Berman, che in Aprile è stato promosso a presidente per le vendite e il marketing di MySpace, quando la forza vendita di Fox Interactive Media è stata riorganizzata.
Il fatturato per utente si dice sia cresciuto del 50 percento rispetto allo scorso anno, ma il sito incassa solo da 6 a 7 dollari per utente l’anno.
EMarketer stima che MySpace farà registrare 755 milioni di fatturato per l’anno finanziario che terminerà il 30 Giugno. MySpace non ha voluto commentare le stime. Si prevede che circa un terzo del fatturato arriverà dall’accordo pubblicitario con Google. Per quest’anno, si stima che Facebook incasserà 265 milioni di fatturato pubblicitario.
Le aziende si stanno muovendo rapidamente per risolvere il rompicapo del social networking. MySpace sta costantemente emettendo comunicati stampa riguardo le nuove caratteristiche o gli accordi di collaborazione. Il sito mira all’iperiorientamento, inserisce gli utenti in “canestri”, in base ai propri interessi, e fa apparire gli annunci pubblicitari di conseguenza.
Attualmente quasi un terzo degli acquisti fatti su MySpace è iperorientato, ha detto Mr. Berman.
Facebook ha un sistema di mira analogo, che si chiama annunci sociali. Gli inserzionisti scelgo un tipo di pubblico — per esempio gli studenti universitari della Florida che guardano “SportsCenter” su ESPN; ci sono 10.680 studenti universitari della Florida su Facebook — quindi creano un semplice annuncio e fissano un bilancio preventivo. La versione di MySpace, che si chiama SelfServe, è in fase di beta-test.
Bebo, La terza rete sociale in ordine di grandezza negli Stati Uniti, è stata acquistata il mese scorso da AOL, consociata di Time Warner. La società ha detto che intende avvalersi della divisione pubblicitaria di AOL per monetizzare il sito.
Ma per molti acquirenti sui media, questi modelli pubblicitari restano sperimentali. Contemporaneamente i bilanci pubblicitari si riducono. Lo scorso Dicembre, eMarketer aveva previsto 1,6 miliardi di spesa sulle reti sociali per il 2008. In Aprile aveva rivisto tale cifra a 1,4 miliardi.
“Il problema è che tutte queste nuove forme di pubblicità sono più difficili da pianificare, misurare e quantificare rispetto a ciò cui gli inserzionisti sono abituati, e che hanno influito sulla crescita della spesa pubblicitaria”, ha scritto in Aprile Debra Aho Williamson, analista di eMarketer.
Mr. Berman di MySpace ha detto che “con i nuovi inserzionisti, esiste certamente un processo educativo”, e che il personale di vendita cerca di coinvolgere gli inserzionisti. Per esempio, in Aprile i dirigenti di Procter & Gamble hanno visitato il quartier generale di MySpace per alcune riunioni riguardo le strategie pubblicitarie sulle reti sociali.
Eppure ci sono preoccupazioni sul fatto che gli utenti delle reti sociali non guardino gli annunci, non importa con quanta attenzione questi vengano inseriti. Le attenzioni degli “utenti’ sono l’elemento più scarso sulla maggior parte delle reti sociali”, ha detto Chamath Palihapitiya, vicepresidente per il marketing di prodotto di Facebook. “Un annuncio pubblicitario ben riuscito deve catturare la scarsa attenzione e impegnarla in un modo che sia sociale e pertinente”.
Allora cosa può fare accelerare le fortune pubblicitarie per le reti sociali? Gli annunci sociali sono il primo passo di Facebook. Possono avere effetti sociali, come quello di un utente che identifica sé stesso come appassionato di Nike, che viene appaiato con un annuncio su misura per gli amici di quell’utente. “Il vostro amico è appassionato di Nike”, reciterebbe l’annuncio.
“Rendere le campagne pubblicitarie più efficaci sul sito fa parte di ciò che stiamo facendo” con le modifiche, ha detto Mr. Berman. Ha fatto notare che la visione di annunci sulla home page, come quello di giovedì scorso per “L’Incredibile Hulk” e di questo mercoledì per “The Dark Knight”, può arrivare a 40 milioni utenti in un dato giorno, “più della principale trasmissione televisiva”. Chris DeWolfe, presidente di MySpace, pensa che gli scettici dovrebbero fare una pausa di profonda riflessione. “Siamo ben lontani da dove Google o Yahoo si trovavano in questa fase della loro crescita”, ha detto Mr. DeWolfe.
Mr. Palihapitiya di Facebook ha un parere analogo. “Si tratta di un viaggio che si svolgerà nei prossimi cinque-dieci anni. Allora si vedrà chi avrà vinto”, ha detto.
13 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // News, Social Networks
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Uno dei limiti “endemici” dei Social Network è sempre stato quello di essere dei mondi chiusi che non parlano con l’esterno, esportando solo alcuni dei dati generati sottoforma di RSS o Widgets, consentondo di fare queries personalizzate dall’esterno grazie ad API dedicate, ma non permettendo l’esportazione/integrazione dei dati relativi alla profilazione dei propri utenti. Un paradosso per siti che si definiscono “2.0″. Vale a dire: UGC e condivisione, ma i dati dell’utente restano roba mia. Due esempi su tutti, almeno fino all’altro ieri: MySpace e Facebook. Ovvero, i più grandi.
E’ chiaro però che l’aria sta cambiando. Sospinti come al solito da Google, che con il lancio del set di API Open Social e la sua prima concreta applicazione Friend Connect sta da un lato creando uno standard per l’esportazione/condivisione di dati di profilazione, dall’altro impone a tutti i players di “aprirsi”.
Il primo big a invertire la rotta verso l’apertura totale è proprio MySpace, che Lunedì 16 Giugno presenterà MySpace Developer Platform, la sua nuova piattaforma che mediante API consentirà agli sviluppatori di creare applicazioni dedicate e integrare dati relativi ai profili degli utenti. A quanto pare quindi MySpace seguirà le orme di Facebook sul tema dell’interoperabilità, ma aggiungendo qualcosa in più: l’esportazione della profilazione.
Ma quali sono i vantaggi di una tale apertura verso l’esterno, per un Social Network?
- Lato utente: consentirgli di avere prodotti più customizzati che si diffondono in maniera virale e soprattutto semplificargli la gestione delle sue numerose identità online. Il che significa più utenti.
- Lato advertising: vendere direttamente cluster di utenza profilata agli investitori pubblicitari, con enorme beneficio in termini di CTR
Naturalmente la portabilità dei profili ha anche i suoi rischi. Per citare Roberto Venturini su Apogeo:
Si apre qui il tema della portabilità del profilo, un’iniziativa che tende a renderci possibile lo sviluppo di un profilo unico, che sia poi inseribile con un paio di clic in ogni e qualsiasi sito di Social Network (e non solo). Su questo fronte si stanno già moltiplicando le iniziative, a partire proprio da MySpace. Va detto chiaramente che la portability è però una brutta bestia, prestandosi a generare innominabili disastri se usato inavvertitamente: pensate se sbagliamo e condividiamo il profilo pensato per AdultFriendFinder su Linkedin, Viadeo o Neurona (e, peggio ancora, se facciamo il contrario).
La new wave continuerà? Come verranno risolti i rischi potenziali di questa apertura?
12 Giugno 2008 // Dr_Who // Riflessioni, Social Ideas, Social Media, Social Networks
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Sul blog del mio amico Sacha Monotti leggo un interessante post sul futuro dei Social Media. Ne h già parlato qui, ma lo riporto anche su Socialware per amor d coerenza..
Prevedere un tale fenomeno è molto difficile.
Quel che mi sento di dire, però, è che i Social media permettono una interazione bidirezionale, ma la chiave di volta è interpretare il modo attraverso cui questa interazione avvine/avverrà. Se è vero che esiste il fenomeo di una reinterpretazione dei contenuti, dei mush-up, molto probabilmente le aziende dovranno rivedere - per ora - il modo di coltivare questa bidirezionalità. Ad oggi, per il grado di evoluzione che abbiamo, è troppo azzardato lasciare tutto in mano alla rete; per due ordini di motivi: 1) le aziende non sono pronte 2) la rete non è così pronta [appunto per il motivo che dicevo prima]. Quello che mi aspetto è un percorso che Aziende e Rete possono intraprendere insieme, non forzando le tappe, ma interpretandole giorno per giorno. Anzi costruendole giorno per giorno. In questo cammino un grosso sforzo è richiesto alle aziende, ce devono reinterpretare la relationship, non più in ottica CRM, ma in ottica WnRM (Wiki Neighbourhood relationship Management). L’unica cosa certa è che vivremo in ere in cui uno dei principali capitali sarà la Relazione. Chi per primo lo capirà, avrà un vantaggio competitivo duraturo e difendibile.
11 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Blogosfera, Dati e Ricerche, Social Networks
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Secondo i dati pubblicati da Nielsen OnLine relativamente al mercato statunitense, il Social Network più visitato in assoluto è MySpace.com, seguito da Facebook, Classmates Online e Linkedin. I dati più interessanti però riguardano l’incremento registrato in un anno da questi siti: mentre MySpace rallenta di molto la crescita e Facebook cresce del 56%, il migliore risultato lo registra Linkedin, con un +361%.

In ambito blog, la piattaforma più usata in assoluto è (senza sorprese) Blogger di Google, ma anche qui il dato interessante è quello dell’inseguitore Wordpress.com, che registra un tasso di crescita in un anno del 160%

Ma qual è la situazione in Italia?
- Tra i Social Network, il preferito sembra essere Windows Live Spaces, tra l’altro registrando un ottimo incremento del 31% (trainato sicuramente dalla diffusione di massa di MSN Messenger, sempre più killer app e “cavallo di troia” di Microsoft), seguito da vicino dalla storica (e in rinnovamento) Libero Community (+6%). Stabile Virgilio. Risulta però evidente come l’onda lunga dei Social di nuova concezione stia arrivando anche in Italia (in ritardo), con un +78% per MySpace.com e un +1200% (!!) per Facebook.
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Tra i Blog, Blogspot è come negli USA il più visitato, seguito da Wordpress, Splinder e Libero Blog. Così come negli Stati Uniti però, è Wordpress il campione di crescita, registrando un +194%

Nel caso italiano non sono stati estrapolati i “top sites” ma i più rilevanti. Come si vede, nonostante il mercato del nostro Paese abbia le sue peculiarità dovute a ragioni storiche e culturali (oltre che da posizioni dominanti dei grandi portali Libero e Virgilio), stiamo subendo una vera e propria “colonizzazione” da parte delle community più forti a livello mondiale, com’era naturale che accadesse. Quale sarà la situazione ad Aprile 2009? Saremo completamente dominati dalle corazzate statunitensi o le community italiane tireranno fuori qualcosa dal cappello per difendere le proprie posizioni?
grazie a: Iab e Inside Marketing
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