Ho iniziato a leggere con molto interesse un paper appena pubblicato da GianAndrea Giacoma e Davide Casali che (cito) “è volto a sintetizzare alcune teorie dietro alle soluzioni di social networking. In particolare tenta di definire le dinamiche e i processi per l’osservazione di fenomeni sociali in rete, nel tentativo di fornire linee guida per la costruzione di un solido sistema di collaborazione. L’intento è nobile, c’è bisogno di fissare una volta per tutte alcuni concetti-base teorici e divulgarli il più possibile. Il lavoro mi sembra ben fatto e ha un taglio che condivido appieno: si sottolineano maggiormente i fattori di processo e psicologici-sociali a discapito di quelli informatici, che spesso risultano essere erroneamente considerati il centro del problema e la base di partenza per lo sviluppo di un social network. Indubbiamente una buona lettura che consiglio a tutti, potete scaricare il pdf “Elementi teorici per la progettazione dei Social Network“.
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Non ho parole. Ho sfogliato velocemente le pagine, beh che dire, il lavoro svolto da questi 2 signori è ammirevole. Leggerò con molto interesse, a presto
Complimenti per il blog, continua così
davvero un paper interessante…
be’, onestamente credo esista un bisogno piu’ urgente, della sintesi teorica di un fenomeno instabile e fluido per definizione, e quindi poco incline a modelli teorici potenzialmente obsoleti quasi overnight
ed e’ il bisogno di critica, ragionata e costruttiva, su dove e cosa si spera effettivamente di accomplish con queste reti sociali, del social networks come “walled garden”, delle mancate basi storico-contestuali, dell’assenza di business model di successo, dell’abusso dell’UGC e via di seguito
un esempio in tal senso, rimanendo nei corsi universitari, e’ quello avviato da trebor scholz alla SUNY, intitolato giustamente Web 2.0: what went wrong?
L’urgenza dei bisogni è sempre determinata dalle proprie priorità.
La nostra motivazione è dare un altro punto di vista ad un panorama troppo tecnocentrico come quello attuale, ove studi già esistenti non sono considerati semplicemente perché appartenenti a discipline troppo lontane da chi solitamente programma.
In ogni caso, non si tratta di una sintesi teorica di un fenomeno instabile, ma di un *punto di vista differente* su un fenomeno complesso e in continua evoluzione. E’ questo spostamento di punto di vista che riteniamo molto importante, proprio per evitare di commettere errori che risultano oltremodo banali a chiunque studi materie come psicologia e psicologia sociale.
Se ci fai caso anche in link che hai fornito, per quanto lo ritenga interessante, risulta essere un ennesimo punto di vista tecnocentrico – almeno per quanto posso dedurre dai titoli presentati.
Ti ringrazio per lo spunto e il link, invitando tutti coloro potessero essere interessati di collaborare sul wiki di Bzaar.net.