Con l’inaugurazione nel Maggio 2010 di Libero Mobile, il catalogo di siti mobili generati da Libero.it e dai publisher della Rete attraverso l’applicazione Libero Tutti, il portale italiano ha affermato con chiarezza la sua strategia di posizionamento nel mercato del mobile browsing, non alternativo ma complementare a quello delle applicazioni. La strategia di comunicazione di questo nuovo ecosistema di reader e publisher di siti mobili è stata tutta alternativa rispetto al classico advertising ed è passata da iniziative di Social Media Marketing & Internet PR, da una recente e importante iniziativa di buzz & viral marketing, i Libero Mobile Awards (concorso di siti mobili che sta generando migliaia di share e like su Facebook e centinaia di siti candidati) e ora si arricchisce e completa con uno strumento più istituzionale e “serio”, Libero Mobile Trends. Si tratta di un report(che nelle sue intenzioni vuole essere periodico) in cui Libero.it, aggregando fonti esterne e interne cerca di fare il punto sullo stato del mobile browsing in Italia, fornendo dati e trend sulle abitudini e lo usage tipico del navigatore in mobilità, oltre ad alcuni key facts sul pubblico e la crescita di Libero Mobile. Il report che trovate qui sotto (e nella pagina di social media kit per una rapida condivisone), è disponibile sia in formato presentazione che in formato infographic. Entrambe credo raggiungano standard qualitativi di content marketing più vicini a quelli che siamo abituati a ricevere da “oltreoceano”. Buona visione…e buono sharing
Ok, lo sappiamo, i Social Media sembrano sempre più “in forma” e niente potrebbe farci più piacere: abbiamo visto come macinano record di visitatori unici e tempo speso in tutto il mondo (anche in Italia). Abbiamo visto come il tempo degli utenti Internet sia una risorsa finita (ma in crescita!) e quindi inevitabilmente certe attività (come quella di consultare messaggi) si sostituiranno o si sovrapporranno. Abbiamo scoperto anche come in molti stiano provando ad aggregare il flusso di messaggi (mail e social) che riceviamo tutti i giorni, proponendoci la loro versione di centro messaggi unificato. Ma certe volte si esagera, quando si vuole a tutti i costi dare per morta una tecnologia stabile e utile come la mail, soprattutto quando a dirlo è il COO di Facebook, con giusto un filo di conflitto di interessi.
Mi piace guardare con senso critico e analitico lo scenario generale: cos’è successo negli ultimi 3 anni almeno in Italia? Semplicemente questo: da 0 a 16 milioni di utenti per Facebook, ma come potete vedere dal grafico sopra (fonte dati: Nielsen) la mail non è calata di una virgola nonostante l’utilizzo spasmodico di messaggi e chat di Facebook. Non sempre le nuove tecnologie sopprimono quelle vecchie (a patto che lo siano davvero), a volte si affiancano e si integrano…altrimenti dovremmo bere solo Coca Cola al posto dell’acqua e lavarci tutti i denti con lo spazzolino elettrico.
Provocatorio? Forse. Ma i dati (Audiweb) parlano chiaro e nonostante l’alto tasso di buzz e chiacchiericcio un po’ autoreferenziale nella “short tail” della blogosfera e di noi “addetti ai lavori”, il microbloggingin Italianon ha mai davvero sfondato. Solo qualche tempo fa considerato “fenomeno” (ed effettivamente così è a livello worldwide), nel Bel Paese sembra non attecchire in maniera profonda, soprattutto se lo confrontiamo con il ritmo di crescita DELLA social app, ovvero Facebook. Le ragioni? Difficile a dirlo, ma provo a dire la mia:
1) Facebook ha fagocitato tutto, anche il settore degli status istantanei
2) L’adozione di una tecnologia a livello di massa, sebbene oggi sia molto più rapida, ha i suoi tempi e le sue logiche che non è detto siano uguali in tutti i Paesi
3) La comunicazione di questi servizi, sebbene “cool” e “geek” non mi è mai sembrata “mass”. Forse solo di recente Twitter è riuscita a spiegare bene a cosa serve realmente. Ma provate a chiedere all’uomo della strada di spiegarvi cos’è Twitter e noterete che le idee non saranno chiarissime.
Tocca aspettare un altro fenomeno?
E’ davvero impressionante affiancare la “fotografia” dei comportamenti (non segmenti) della audience internetUSA scattata da Forresternel 2007 con quella appena pubblicata. Con l’affermazione su larga scala dei Social Network (Facebook ovviamente in primis, ma anche gli altri):
aumentano considerevolmente (raddoppiano quasi) i creatori e condivisori di contenuto
si aggiunge una nuova categoria, i “Conversionalists”, ovvero chi aggiorna il proprio status sui social network (es: Twitter, Facebook)
aumentano i “Critics” ovvero chi mette a disposizione il proprio giudizio su prodotti e servizi (dato importante per chi si occupa di reputation management)
aumentano ovviamente tantissimo anche gli spettatori, nel senso che i lettori di social stream (siano blog, social net, forum, wiki…) sono cresciuti tanto in questi anni, diventando un’attività quotidiana e normale per il 70% dell’audience internet
Una buona o cattiva notizia per gli investiori pubblicitari?
E-Marketer ci dice quanto spende l’industria dei beni di consumo in USA. E’ ancora una cifra molto bassa rispetto agli investimenti in Advertising, ma, come ci dice Debra Aho Williamson,
Guardando i social media come un modo per ascoltare i consumatori, rispondere alle loro esigenze e creare un dialogo in corso e non come un altro modo di fare pubblicità, le aziende possono rinvigorire i loro marketing e creare nuovi legami con i consumatori”
Viene sottolineato nell’articolo come molte aziende considerano i Social Media come qualcosa da cui “prendere”, senza investire. E’ ovviamente una concezione sbagliata, come abbiamo già detto. E’ ovvio che il tema culturale è centrale per incrementare quelle cifre. Noi faremo la nostra parte, ovviamente. To be continued…
Nel recente studio sulle previsioni di investimenti pubblicitari in Online Advertising (mercato USA), Forrestersostiene che per il Social Media Marketing questi saranno gli anni della crescita costante.
La spesa sostenuta dagli investitori per attività di Marketing nei Social media da oggi al 2012 crescerà infatti a un ritmo del 34% anno su anno, portandosi a un totale annuo di 3 Miliardi di Dollari.
Una buona notizia, anche se è opportuno valutare le proporzioni di questo dato rapportandolo al totale degli investimenti in interactive advertising previsti, che sempre secondo Forrester raggiungeranno la cifra (impressionante) di 55 miliardi di dollari. Il Search advertising, ovviamente, continua a dominare.
Per chiudere la “trilogia” iniziata qui e continuata qui e per non smentire il fatto che sul web vale tutto e il contrario di tutto, veniamo a sapere che i ricavi da investimenti pubblicitari su Internet nel primo trimestre 2008 hanno avuto un incremento del 18,2% rispetto al 2007, raggiungendo la cifra record di 5,8 miliardi di dollari. E’ chiara dunque la tendenza degli advertisers a spendere sempre più denaro per campagne sul web, all’interno dei rispettivi media-mix. A fronte di questi dati sarebbe interessante però approfondire le diverse modalità utilizzate per l’advertising (banner classico/adsense/altro) e le tipologie di siti su cui si fa pubblcità (social network/blog/news/video…), anche in considerazione dei dubbi citati negli articoli precedenti. E’ evidente che per un’analisi realistica sul fenomeno non si può prescindere dal correlare la quantità con le qualità degli investimenti. Approfondiremo la questione appena avremo qualche dato in più, se intanto volete contribuire, ogni segnalazione è ben accetta!
Secondo i dati pubblicati da Nielsen OnLine relativamente al mercato statunitense, il Social Network più visitato in assoluto è MySpace.com, seguito da Facebook, Classmates Online e Linkedin. I dati più interessanti però riguardano l’incremento registrato in un anno da questi siti: mentre MySpace rallenta di molto la crescita e Facebook cresce del 56%, il migliore risultato lo registra Linkedin, con un +361%.
In ambito blog, la piattaforma più usata in assoluto è (senza sorprese) Blogger di Google, ma anche qui il dato interessante è quello dell’inseguitore Wordpress.com, che registra un tasso di crescita in un anno del 160%
Tra i Social Network, il preferito sembra essere Windows Live Spaces, tra l’altro registrando un ottimo incremento del 31% (trainato sicuramente dalla diffusione di massa di MSN Messenger, sempre più killer app e “cavallo di troia” di Microsoft), seguito da vicino dalla storica (e in rinnovamento) Libero Community (+6%). Stabile Virgilio. Risulta però evidente come l’onda lunga dei Social di nuova concezione stia arrivando anche in Italia (in ritardo), con un +78% per MySpace.com e un +1200% (!!) per Facebook.
Tra i Blog, Blogspot è come negli USA il più visitato, seguito da Wordpress, Splinder e Libero Blog. Così come negli Stati Uniti però, è Wordpress il campione di crescita, registrando un +194%
Nel caso italiano non sono stati estrapolati i “top sites” ma i più rilevanti. Come si vede, nonostante il mercato del nostro Paese abbia le sue peculiarità dovute a ragioni storiche e culturali (oltre che da posizioni dominanti dei grandi portali Libero e Virgilio), stiamo subendo una vera e propria “colonizzazione” da parte delle community più forti a livello mondiale, com’era naturale che accadesse. Quale sarà la situazione ad Aprile 2009? Saremo completamente dominati dalle corazzate statunitensi o le community italiane tireranno fuori qualcosa dal cappello per difendere le proprie posizioni?
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