7 Giugno 2010 // Claudio Vaccaro // Trend
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Provocatorio? Forse. Ma i dati (Audiweb) parlano chiaro e nonostante l’alto tasso di buzz e chiacchiericcio un po’ autoreferenziale nella “short tail” della blogosfera e di noi “addetti ai lavori”, il microblogging in Italia non ha mai davvero sfondato. Solo qualche tempo fa considerato “fenomeno” (ed effettivamente così è a livello worldwide), nel Bel Paese sembra non attecchire in maniera profonda, soprattutto se lo confrontiamo con il ritmo di crescita DELLA social app, ovvero Facebook. Le ragioni? Difficile a dirlo, ma provo a dire la mia:
1) Facebook ha fagocitato tutto, anche il settore degli status istantanei
2) L’adozione di una tecnologia a livello di massa, sebbene oggi sia molto più rapida, ha i suoi tempi e le sue logiche che non è detto siano uguali in tutti i Paesi
3) La comunicazione di questi servizi, sebbene “cool” e “geek” non mi è mai sembrata “mass”. Forse solo di recente Twitter è riuscita a spiegare bene a cosa serve realmente. Ma provate a chiedere all’uomo della strada di spiegarvi cos’è Twitter e noterete che le idee non saranno chiarissime.
Tocca aspettare un altro fenomeno?
14 Gennaio 2010 // Claudio Vaccaro // social media marketing
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Proprio così (vedi sopra)…
1) Rispondete SEMPRE
2) Mantenete la calma
3) Accogliete la critica
4) Siate empatici e (se vi riesce) simpatici
5) Spiegategli in pratica perchè dovrebbe cambiare idea
ADDENDUM: 6) Ommmmmm
4 Dicembre 2009 // Claudio Vaccaro // Web 2.0
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Carine le regole “Tao” di Twitter scritte da Soren Gordhamer di Mashable.
Ecco una mia versione molto libera e molto italiana
- Fatti, non pugnette: il fatto che tu dica continuamente quanto sei bravo e acculturato non interessa a nessuno. Lascia che le tue qualità emergano da quello che dici e da come lo dici, da ciò che condividi e da come rispondi. Questo vale in particolare per tutti gli “Esperti di [qualcosa]“
- Chiedimi se sono felice: stare su Twitter solo perchè devi starci, perchè è di moda o perchè vuoi vendere di più si capisce subito. Fatti prendere dal mezzo, solo così capirai tutte le sue potenzialità. Amalo e usalo.
- Datte una regolata: ok, il mezzo è fatto apposta per dire cosa stai facendo e cosa sta succedendo potenzialmente in ogni istante. Ma tieni conto che il fatto che tu stia andando in bagno potrebbe non interessare ai tuoi 500 followers.
- Non sono stato spiegato: perdere tempo a capire il mezzo tecnologico, le sue possibili evoluzioni e come potresti utilizzarlo non ha tanto senso. Usalo nel modo più giusto per te, in fondo è solo uno spazio bianco da riempire.
Qui l’articolo originale
Photo credits
17 Novembre 2009 // Claudio Vaccaro // Web 2.0
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Come sappiamo oggi la mailbox non è più l’unica piattaforma sulla quale riceviamo messaggi, anzi: molti internet heavy user sosterrebbero che dall’avvento dei Social Media in poi le email rappresentano la minor parte dei messaggi ricevuti, e la tendenza è un fatto dimostrato. Le fonti di messaggi “social” più comuni oggi sono la posta di Facebook e i messaggi diretti di Twitter, fatto che ci obbliga a visitare almeno 2 siti diversi oltre alla nostra mailbox. La tendenza “aggregativa” delle applicazioni Web 2.0 (che grazie alle API riescono a combinare fonti informative diverse in un’unica interfaccia) e l’esigenza di gestire in maniera più efficiente il flusso di messaggi che riceviamo, trovano una risposta molto interessante in Threadsy. E’ ancora una beta privata, ma l’abbiamo provata e la sensazione è quella di trovarsi davanti a “quello di cui avevamo bisogno”: una volta registrati basta inserire le credenziali della propria mail di Gmail, del proprio account Facebook e di Twitter e l’applicazione in pochi istanti ci costruisce il nostro ambiente di messaggistica integrato. Tutto è a portata di mano e presentato come una inbox: a prescindera dalla fonte (che viene comunque riportata) tutto è messaggio e viene visivamente riportato come tale. A seconda della tipologia, ovviamente, se rispondiamo otterremo risultati diversi: invieremo una mail, un Twit, un messaggio di Facebook, restando sulla stessa applicazione. L’altra “gamba” su cui poggia Threadsy è la gestione dello stream degli amici: le notifiche di Facebook e Twitter provenitenti dal nostro network vengono aggregate e visualizzate in un’area della pagina (più piccola): niente di nuovo in questo caso, ma comunque comodo visto che possiamo commentare direttamente i contenuti prodotti dai nostri amici. Continueremo a provare il servizio (premiato anche da Techcrunch) che ci sembra un’ottima risposta al tema molto attuale del “PIM” (Personal Information Management) e che molto probabilmente sarà seguito a ruota da diversi altri, compresi big del settore. Molte cose sono da migliorare, ad esempio la lentezza dell’applicazione, ma se volete provarlo anche voi basta richiedere un invito nell’home page del servizio.
13 Novembre 2009 // Claudio Vaccaro // social media marketing
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Spesso le idee vincenti sono quelle più semplici: il successo (almeno attuale) di Twitter è dovuto in gran parte all’essenzialità della call to action (condividere uno status pubblico in 140 caratteri). La Feltrinelli si adegua a questi tempi “veloci” (SMS e Twit sono gli esempi lampanti) e, dopo diversi esperimenti letterari legati al mondo degli SMS, lancia il primo concorso di microletteratura che premia la sintesi, la sagacia e la creatività. Dal sito leggiamo che:
Partecipare è semplice. A partire dal 9 novembre 2009, fino al 14 febbraio 2010, invia al profilo www.twitter.com/128battute un aforisma, una storia, una freddura, un proverbio, una poesia….insomma tutto quello che riesci pensare, iniziare e finire in solo 128 battute.
Mi sembra un ottima azione di marketing sui social media almeno per tre motivi:
- brand management: il concorso fa percepire come innovativo e di tendenza il brand Feltrinelli
- pr 2.0: il concorso genera buzz nella rete e viene promosso l’account Twitter istituzionale, incrementando i contatti
- product management: non è escluso (anzi secondo me è altamente probabile) che tutti i Twit inviati finiranno in un libro che divenerà un caso letterario
Insomma, tutti gli ingredienti per una riuscitissima campagna si Social Media Marketing, travestita da concorso letterario. Complimenti a Feltrinelli, a Twitter e…all’agenzia che ci ha pensato.
Qui tutte le info per partecipare.
Grazie a Markettara per la segnalazione
3 Luglio 2009 // Claudio Vaccaro // Social Media
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Stiamo assistendo a grandi manovre delle big company attorno al tema caldo del Microblogging. Tocca cercare di capirci qualcosa sugli obiettivi di queste manovre e sugli scenari prossimi venturi.

Twitter si sta di fatto affermando come standard de facto del Microblogging, facendo leva su:
- Estrema semplicità (minimalismo funzionale)
- Estrema scalabilità (API)
- Estrema rintracciabilità (status pubblici e search realtiva)
Il valore intrinseco di Twitter sono quindi le CONVERSAZIONI: status istantanei pubblicati sulla piattaforma (anche e soprattutto da un arcipelago di applicazioni esterne) ma soprattutto RICERCABILI.

Facebook invece sta diventando sempre di più “il” Social Network, il posto dove trovo TUTTE le persone e stabilisco con loro delle relazioni.
Il valore di Facebook sta nella PROFILAZIONE, nella quantità di dati enorme che ha raccolto e raccoglie costantemente sui suoi utenti. Un valore enorme che però non riesce ad essere pienamente pervasivo e sfruttato, visto che Facebook è un ambiente ancora “chiuso”. Fino ad oggi infatti status e informazioni pubblicate dalla sua massa di utenti erano consultabili solo dall’interno e solo da chi aveva stabilito una relazione. Logica pura del Social Networking, insomma.
Ma le ultime due mosse di Facebook (ovvero la possibilità di associare il proprio profilo a un Permalink statico e la possibilità di rendere pubblico a tutti lo status) ci indicano con chiarezza la direzione verso cui si vuole muovere: si potrebbe dire che Facebook vuole fare Twitter.
La vera battaglia però non è sul Microblogging né sul Lifestreaming, la vera battaglia sarà sul più antico e più redditizio business della rete: la Search.
Introducendo infatti lo status pubblico, Facebook potrà dotarsi di strumenti di ricerca molto più avanzati e soprattutto aperti di quelli che ha ora. Ricerca che suggerisce molteplici modelli di Advertising e molteplici nuove fonti di revenues per loro.
E anche Twitter, nonostante personalmente io sia convinto che abbia come unico business model quello di essere venduto a Google (gli inventori sono gli stessi di Blogger, il gioco ormai l’hanno capito…), avrà come unica possibilità di monetizzazione dal web proprio la sua search.

Che la guerra sarà in definitiva sulla Search lo dimostra il fatto che il “terzo incomodo” non sta alla finestra. Già, perchè fin’ora abbiamo fatto i conti senza l’oste: Google, il RE della Search, sta subendo attacchi incrociati diretti proprio sul suo core business, ad esempio da Mircrosoft con Bing e dal Social Web in gernerale. E come reagisce quindi?
- Prima ha provato a comprarsi Twitter, non riuscendoci. Ma si rifarà sotto sicuramente.
- Ora annuncia che lancerà un servizio di “Microblogging Search“, che possiamo scommetterci funzionerà secondo gli standard qualitativi a cui Big G ci ha abituato
E Friendfeed?
I giochi sono appena cominciati…
Aggiornamento 3 Luglio: ecco come la vede Murdoch, leggi My Space
6 Marzo 2009 // Claudio Vaccaro // Prodotti e Servizi, Web 2.0
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Che Twitter sia uno strumento potentissimo
è ormai un fatto stranoto.
Sappiamo anche che questo servizio Web 2.0 di microblogging abbia suscitato molto interesse da parte dei Big Social Network, quali ad esempio Facebook. E sappiamo che il modello di business ancora fatica ad essere trovato.
Forse un risposta (o meglio, una potenziale risposta) viene da questo nuovo strumento rilasciato, Twitter Search, che consente di effettuare richerche su tutte le pagine generate dai suoi utenti. Al momento non si vede alcun tipo di advertising, ma la Search resta un modello di business tra i più antichi e ancora oggi solidi. che Twitter abbia capito come far fruttare le sue 38 milioni di cinguettii?
14 Giugno 2008 // Claudio Vaccaro // Blogosfera, Metriche
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Ha generato un fiume in piena di discussioni e di buzz la vicenda dell’azienda Mosaico Arredamenti, che ha richiesto un risarcimento di 400.000 Euro a un blogger che aveva descritto la sua esperienza negativa in un post. Il post di denuncia di Marco ha giustamente innescato un passaparola online su moltissimi blog e diverse prese di posizione (per la quasi toalità a difesa del blogger, ovviamente). Non mi interessa in questa sede entrare nel merito della vicenda, a proposito della quale lo stesso Marco ha promosso l’iniziativa di una lettera-petizione che verrà inviata oggi. Ciò che mi interessa è dare una veloce fotografia di ciò che è successo nella blogosfera italiana, sul web in generale e su Twitter per capire da un lato come reagisce la blogosfera stessa quando si tratta un tema molto sentito, dall’altro quali effetti concreti ha una reazione di questo tipo nella reputation dell’azienda in questione. Ecco dunque alcuni screenshot interessanti.



Dovrei essermici abituato, ma il potere del passaparola continua a stupirmi. E voi che ne dite?
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