Il microblogging in Italia non sfonda

7 giugno 2010 // // Trend | 13 Commenti »

microblogging italia twitter
Provocatorio? Forse. Ma i dati (Audiweb) parlano chiaro e nonostante l’alto tasso di buzz e chiacchiericcio un po’ autoreferenziale nella “short tail” della blogosfera e di noi “addetti ai lavori”, il in Italia non ha mai davvero sfondato. Solo qualche tempo fa considerato “fenomeno” (ed effettivamente così è a livello worldwide), nel Bel Paese sembra non attecchire in maniera profonda, soprattutto se lo confrontiamo con il ritmo di crescita DELLA social app, ovvero . Le ragioni? Difficile a dirlo, ma provo a dire la mia:
1) Facebook ha fagocitato tutto, anche il settore degli status istantanei
2) L’adozione di una tecnologia a livello di massa, sebbene oggi sia molto più rapida, ha i suoi tempi e le sue logiche che non è detto siano uguali in tutti i Paesi
3) La comunicazione di questi servizi, sebbene “cool” e “geek” non mi è mai sembrata “mass”. Forse solo di recente è riuscita a spiegare bene a cosa serve realmente. Ma provate a chiedere all’uomo della strada di spiegarvi cos’è e noterete che le idee non saranno chiarissime.
Tocca aspettare un altro fenomeno?

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Commenti:

  1. 1 Antonino said at 9:40 on giugno 8th, 2010:

    Quello che mi chiedo su facebook, twitter, ecc. e se è possibile sapere di tutti gli utenti registrati, quanti siano effettivamente quelli reali?
    A volte mi sembra che troppi profili siano solo fittizzi.
    E poi se parliamo dei profili realmente esistenti, quanti di questi sono realmente attivi? Ovvero quanti di questi frequentano e interagiscono regolarmente nei social media?
    Ad esempio, in diverse circostanze ho cercato di comunicare con conoscenti su facebook, aspettando settimane prima di ricevere una risposta, scoprendo che il motovo era che non sono utenti che frequentano abitualmente questo, come altri, social network.
    Sapete se ci sono dei dati a disposizione in merito?

  2. 2 Daniel said at 11:05 on giugno 8th, 2010:

    Principalmente in Italia il problema è che Twitter come tutti gli altri sn a parte FB non ti permette di selezionare i tuoi follower. La domanda che spesso mi fanno, dopo che ho cercato di spiegare Twitter (ma Meemi e FF sono uguali) è “ma quindi non conosci gli altri? E allora perché lo fai?”. Ai più non fa senso la condivisione a gratis col mondo dei fatti miei. Penso che in Italia più che da ogni altra parte la gente sia fissata con la privacy. E perché? Beh, una volta ho letto (settimana scorsa mi pare) che chi ti conosce al meglio e che conosce le cose più becere di te, ti tiene per le palle (pardon) e che quindi ti controlla. Ecco perché si diceva che è bene raccontare al tuo capo anche le cose meno piacevoli, così gli dai l’impressione che lui ti possa controllare e eventualmente ricattare. Ecco perché le info personali vengono date solo agli amici, alias su FB. Perché mi fido solo di loro e non degli altri. Forse abbiamo tutti la coscienza troppo sporca o temiamo che ce l’abbiano sporca gli altri (che è la stessa cosa, perché mai mi verrebbe in mente della cattiverai degli altri, se prima non viene in mente a me). In altri paesi forse, questo non esiste, questo senso di ricatto legato alle conoscenze dei fatti altrui e dunque si trova più gusto nel fare “gossip autoreferenziale”.

  3. 3 davide said at 11:13 on giugno 8th, 2010:

    mannaggia anche Tumblr mi è in calo… spero nel lancio del community ambassador italiano che Tumblr sta cercando… avere un community manager così come ha Meemi può far solo che bene contro l’impersonalità degli altri social… vedremo… nel dubbio iscrivetevi a Tumblr ;)

  4. 4 Claudio Vaccaro said at 12:54 on giugno 8th, 2010:

    @Antonino: beh, utenti registrati a parte, se guardi visitatori unici e pagine viste non scappi. Facebook fa 1o milioni in italia, Twitter arriva a stento a 1. Se vuoi approfondire questi temi http://www.vincos.it/osservatorio-facebook/

    @Daniel: mah non so se è davvero quello il problema. Se guardi la maggior parte dei twit italiani viene da geek e media mainstream…quindi poca poca coda lunga e fatti privatissimi…

    @Davide: in bocca al lupo ;)

  5. 5 Alessandra said at 1:42 on giugno 9th, 2010:

    Beh, magari Twitter non sfonda perchè si appoggia prevalentemente al sentimento del momento e ai mezzi che uno ha: condividi uno status non solo quando sei al pc, ma anche (e soprattutto) dallo smartphone, dal notebook… mentre sei in giro. E cosa ti serve? Una connessione wi-fi. Magari pubblica, libera dalle chiavette sanguisuga. Che in Italia è ancora una realtà utopica.
    Metteteci poi che la stragrande maggioranza degli utenti twitta in inglese ed ecco che agli italiani viene l’orticaria. Siamo diventati un popolo di pigri, almeno dal punto di vista tecnologico. A nessun “uomo di strada” piace doversi mettere in un angolino per capire a cosa serve cosa se non ne ha un disperato bisogno o se non è costretto.

    Detto questo, io ho una visione di Twitter e di FB abbastanza precisa. Fb è vox populi, Twitter è intelligentia. Nel senso che è per pochi, nessuna app aggredisce il tuo profilo e la qualità dei tweets (fatte le debite selezioni tra i following) può essere alta e tagliata su misura per te. Quanto ai followers, non è detto che possa seguirti chicchessia. Puoi impostare la privacy in modo da dover autorizzare esplicitamente gli altri a seguirti. Conosco qualcuno che lo fa. Personalmente trovo interessante farsi seguire da chiunque, semplicemente perchè decido io (a priori) cosa mettere in piazza e cosa no. In questo caso, la questione della privacy mi pare fittizia. Ben più concreta e seria diventa se parliamo di Fb.

  6. 6 simon said at 4:37 on giugno 10th, 2010:

    Dopo gli entusiasmi iniziali occorrerebbe una più lucida e mirata riflessione sul potenziale dei social media: quali piattaforme possono essere utili, come e per quali settori.
    Per esempio una recente indagine europea (ne parlo oggi nel mio blog) smorza i toni riguardo le prospettive del social networking per le aziende del settore salute: numeri alla mano, nè i consumatori nè tantomeno i medici mostrano particolare interesse nel dialogare con le aziende, preferendo conversare tra di loro (paziente-paziente, medico-medico, medico-paziente) riguardo a malattie, trattamenti, farmaci, brand, ecc.
    Sarebbe interessante se queste indagini settoriali fossero più diffuse, al posto di riflessioni generali.

  7. 7 Clara said at 10:56 on giugno 11th, 2010:

    Secondo me la gente non si iscrive a Twitter perchè, a parte gli addetti ai lavori e i geek, non ha bisogno di una miriade di socials, e se deve scegliere, sceglie Facebook, che sarà per il “popolino” ma è più completo.
    E comunque si capisce subito che è un social un po’ snob…c’è un sacco di gente che continua a ribadire quanto Twitter sia per pochi e si infastidisce e si iscrive la starlette, quello di destra ecc., ecc. Intellighenzia? Ma per favore, uno degli account più seguiti è quello di un tale Dietnam che dà dei losers a chi lo defollowa (ma sa l’inglese) e twitta bestemmie a più non posso.
    Per finire, mi sembra di aver letto da qualche parte (forse sul blog di Vincos) che Twitter ha sfondato solo negli USA e (molto relativamente) in Germania e UK.
    Ciao, bel blog.

  8. 8 Alessandra said at 11:27 on giugno 11th, 2010:

    Beh, se ti metti a fare il follower dei beceri è ovvio che leggerai tweets di una certa risma. La selezione la fai tu. Io questo blog l’ho trovato su twitter. Gli altri di sociamedia ed esperti di settore che seguo li ho trovati su twitter. Le riviste le seguo su twitter. Idem i giornalisti. I tweets più leggeri che leggo sono quelli di una rivista musicale inglese. Se mi accorgo di aver fatto una scelta sbagliata nel seguire qualcuno, defollow e pace. Sono i che faccio il mio wall. E se lo fai di un buon livello, hai l’intellighentia. I beceri sono dappetutto, sta a te evitarli. E con Twitter, secondo me, è più facile che con Facebook. E io su FB ci passo molto molto tempo.

  9. 9 Claudio Vaccaro said at 11:31 on giugno 11th, 2010:

    @Alessandra: esatto. Resta il fatto che la riflessione che stavo cominciando a fare riguarda la discrepanza tra buzz su un prodotto e suo reale successo. A volte le cose non coincidono e di questo bisognerebbe tenere presente anche quando lo si genera per finalità promozionali.

  10. 10 Alessandra said at 11:48 on giugno 11th, 2010:

    Infatti. Secondo me quello che manca, oggi sui social network, è sopratutto una conoscenza dell’utenza da parte di chi ha pagine, followers ecc… Del tipo: Fb se lo usi per promuovere gli eventi settimanali si un locale notturno è grandioso. La gente ti segue, partecipa e poi viene al locale. Ma devi saper leggere i dati che ti restituisce il medium: devi sapere che se in 300 ti dicono che verrano il dato è falsato almeno almeno di un terzo. Come fai a saperlo? Beh, se hai il locale a Mi e uno di Pa ti dice che viene, quasi certamente è uno che clicca per inerzia. Certo, potrebbe anche trovarsi a Mi x un qualsivoglia motivo. Ma cerchiamo di essere realisti. È improbabile. Quindi quando fai gli inviti cominici a selezionare il target. Non inviti a pioggia, ma vai mirato a Mi e dintorni.
    Per il resto, devi saper osservare il comportamento e la psicologia di chi ti offre il contatto. Solo così puoi sapere in che direzione andare, come andarci e con chi. I social network sono dialogo, ma un dialogo di svago, la gente non vuole sentirsi bersaglio di altro. Se fai apertamente marketing non ti fila nessuno. Se fai dialogo, allora hai qualche speranza.

  11. 11 Il microblogging in Italia « Marketing For Nerds said at 9:23 on giugno 18th, 2010:

    [...] Il microblogging in Italia Il microblogging in Italia non sfonda – Socialware [...]

  12. 12 Social media e aziende italiane: qualche numero e qualche considerazione. | said at 2:59 on giugno 21st, 2010:

    [...] e temi professionali settoriali (su questo tema Claudio Vaccaro ha scritto poco tempo fa un post sul suo [...]

  13. 13 Microblogging: la parola agli esperti - Microblogging.it said at 8:20 on luglio 6th, 2010:

    [...] Un po’ ho risposto alla domanda precedente. Ho pubblicato un articolo in merito: siamo messi che spiegare il microblog agli italiani ormai è molto complicato vista la [...]


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