Social Network per bambini? Ecco MyPage, il web 2.0 sicuro
1 Dicembre 2009 // Claudio Vaccaro // Web 2.0 |Tempo fa avevamo affrontato l’argomento “social network per la terza età“, constatando come gli over 60 potessero essere un target di mercato particolarmente interessante per diversi business model online applicati al social networking (adv profilato, ecommerce, ecc…). Oggi invece, seguendo una richiesta di following di un utente su Twitter mi sono imbattuto in MyPage, una startup italiana molto interessante che indirizza il target diametralmente opposto: quello dei bambini. Non è una novità assoluta, ma è la prima volta che mi capita di subire il cosiddetto “effetto wow” al primo accesso all’Home Page del servizio: il tipo di creatività utilizzata infatti attira subito l’attenzione di noi navigatori adulti particolarmente assuefatti a un certo tipo di comunicazione “webduepuntozero” ormai quasi standardizzata. In ogni caso in pochi passi mi sono registrato e ho provato a costruire la mia pagina da bambino (divertendomi assai, tra l’altro
). Ecco secondo me i punti di forza di questo servizio Web 2.0 che potrebbero decretarne un buon successo di audience:
- Comunicazione azzeccata nel tono e nel design, anche nei dettagli
- Semplicità estrema della User Experience: provate a crearvi una pagina per capire
- L’utilizzo di un efficace e “blindato” sistema di Parental Control: il genitore deve autorizzare la registrazione del bambino (mediante la sottoscrizione di una mail apposita), e configurare un proprio account separato con una serie di dati che il bambino non può modificare. Deve anche inviare un documento oppure un pagamento di 1 euro con Paypal: io volevo crearmi un account di prova ma mi sono dovuto bloccare, per intenderci! Il bambino non autorizzato dai genitori non può aggiungere amici, ad esempio.
- Funzionalità da social network (profilo personalizzabile, messaggi, amici) ma contenuti adatti al target (navigate tra i cosiddetti “kidget”, ovvero widget per bambini, per capire quello che intendo)
- Localizzazione del servizio già in 3 lingue: italiano, inglese, francese. Si rivolge quindi già a un pubblico molto ampio e può quindi fare la giusta economia di scala
- Business model intuibile e con buone potenzialità: advertising di prodotti per bambini e soprattutto tanti “kidgets” sponsorizzati (esempio: Lego) per arricchire il proprio profilo, così come hanno insegnato le apps di Facebook. Inoltre, pagine per brand o istituzioni che vogliono intercettare quel target (es: Giffoni)
Complimenti quindi all’idea (che ha già avuto i primi riconoscimenti) ma soprattutto alla sua execution, che è ingrediente fondamentale per il successo dell’idea stessa. Dopo il fenomeno delle mamme blogger, inizia un trend di servizi web 2.0 dedicati ai bambini? Io credo proprio di sì…e voi?














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