La via del Web Format: comunicazione e innovazione nell’era post-Web 2.0

25 febbraio 2011 // // web strategy | 6 Commenti »

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Uno degli effetti più dirompenti del Web 2.0, dalla diffusione dei servizi UGC all’affermazione di tecnologie cloud, è stato quello di aver reso l’aspetto tecnico irrilevante nel processo di produzione e promozione di contenuto. Tutti oggi possono produrre contenuto a costi e difficolta tecniche irrisorie sia dal punto di vista hardware che software: abbiamo telecamere e videocamere a basso costo, Youtube per condividere video, Flickr per le foto, WordPress per creare ambienti (non più semplici blog), Google Docs per documenti e pianificazioni, i diversi Social (Facebook in primis) per tirare le fila e mettere tutto insieme.

Ma dopo la “grande abbuffata” di nuovi servizi e piattaforme che ci hanno reso la vita più semplice e ricca di contenuti, assistiamo ora a una fase di concentrazione di marche e contrazione di strumenti: si sta via via affermando un servizio giusto per ogni bisogno specifico.
Sono gli utenti stessi a decretare il successo di una o l’altra piattaforma (e di solito si afferma la migliore, punto e basta) e raramente vincono le piattaforme che consentono di fare “la qualunque”, per dirla alla Albanese: più il prodotto è ritagliato su un bisogno specifico, più vince: Twitter insegna.
Inoltre, estremizzando, possiamo affermare che sul piano delle piattaforme UGC “ci siamo detti (quasi) tutto”: si potranno perfezionare i servizi, renderli più semplici, veloci, performanti ma è difficile che nasca “un altro Youtube” per condivdere video o un altro Twitter per la microinformazione e così via. La rivoluzione (da questo punto di vista) è finita.

Mentre per l’utente medio il panorama si semplifica (magari impoverendosi, ma è un fatto è che l’80% del tempo speso su Internet da un utente è concentrato su una manciata di siti), parallelamente si pone però un bell’interrogativo per le web company che vivono della creazione di nuovi servizi e le startup che devono ancora vedere la luce. Consolidata la posizione in ambito search, archiviata la lotta sulle piattaforme UGC, in cantiere e non ancora conclusa quella su “LA” piattaforma social (anche se vedo difficilmente scalzabile Facebook), quale può essere il nuovo driver di innovazione e proposizione commerciale per aziende come Google? Dagli ultimi flop di Big G capiamo che la risposta non è semplice. Ma da un paio di episodi visti recentemente mi pare di intravedere una nuova tendenza, che chiamerei quella dei “Web Format”: Google Weddings (uno strumento di pianficazione del matrimonio, che sfrutta tutti i tool di Google come docs, siti, youtube, calendar, ecc..) e Google Recipes (un motore di ricerca per ricette, customizzato al meglio per offrire l’esperienza migliore a chi deve cucinare). Guardando oltre Google, sta scatendando molto buzz ultimamente il nuovo Stay.com, che mixa condivisione di consigli a tema viaggi con il format della “Guida turistica UGC scaricabile”.

Cos’è un web format? Potrei definirlo un mix di servizi web differenti (es: blogging e videosharing) scelti intorno a domini semantici verticali (es: viaggi), impacchettati in un bisogno molto specifico (es: guida vacanze). Lo schema in alto riassume la mia visione.
Nel Web format si sposta l’attenzione dall’aspetto tecnologico/di servizio all’aspetto creativo/di comunicazione, che ovviamente diventa centrale. Inoltre, occore avere un buon “cuoco” (un product manager) che sia in grado di mixare sapientemente i diversi ingredienti utili all’utente. Con il Web Format il web si allontana sempre di più da “strumento tecnico” e diventa sempre di più “territorio di comunicazione” e, anche se non piacerà a tutti, .

E’ un approccio che chi fa comunicazione capisce bene ma che non era così scontato per chi ha sempre fatto innovazione tecnologica con la religione del “servizio”.
Credo che questo sia solo l’inizio di un radicale cambio di prospettiva e direzione che prenderanno anche le attuali big company del web. Voi cosa ne pensate?

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Commenti:

  1. 1 wympy said at 4:07 on febbraio 25th, 2011:

    Definire i webformat una strada alternativa allo sviluppo di nuovi servizi direi di no.
    Diciamo che vanno di pari passo all’innovazione, che sempre ci sarà.
    Come esistevano i c.d. mashup che univano diversi servizi per formarne qualcosa di nuovo, oggi questo lo possiamo chiamare Web Format.
    Data la quantità di servizi e contenuti prodotti con il web 2.0 e lo UGC c’è sicuramente da aspettarsi questo tipo di applicazioni creative, vista anche la semplicità di accesso a strumenti di aggregrazione e sviluppo fino a quache anno fa utilizzabili solo per “smanettoni”

  2. 2 Vincos said at 8:51 on febbraio 25th, 2011:

    Se per web format intendi la verticalizzazione di un servizio per venire incontro a specifiche esigenze credo sia una tendenza naturale. Ogni prodotto servizio, dopo una fase di maturazione, tende alla verticalizzazione. Inoltre spesso tale vertcalizzazione viene adottata come strategia per creare nicchie di mercato laddove il mercato sia già dominato da un player.

  3. 3 Mushin said at 11:45 on febbraio 26th, 2011:

    Io ci vedo molta segmentazione da coda lunga, quindi in sostanza d’accordo con @Vincos. Di certo credo che sarà interessante vedere come Google riuscirà sul lungo periodo a gestire la complessità di un’organizzazione interna costruita attorno a prodotti, da un lato così specifici dall’altro che richiedono importanti integrazioni tecnologiche e condivisione di flussi di dati.

  4. 4 Matteo Brunati said at 2:17 on febbraio 28th, 2011:

    Ciao Claudio,
    notevole spunto di riflessione.

    A me piace osservare quanto stia aumentando il contesto, vera chiave di volta per migliorare le risposte ed il Mercato con la M maiuscola del searching…

    In effetti questi test sui verticali potrebbe essere il test per migliorare il contesto poi generale sul motore generalista grazie ad una migliore e graduale semanticizzazione dei contenuti.

    -> Ricette – Markup strutturato
    -> Google recipe search exploits semantic web data in RDFa

    Quindi di nuovo una leva tecnica per abilitare una nuova leva sociale, più di massa… un mix che richiama quello che mushin cita come innovazione tecnologica in effetti, per chiudere il cerchio.

  5. 5 Claudio Vaccaro said at 11:21 on febbraio 28th, 2011:

    Rispondo a tutti:

    @wympy: esattamente…credo che nasceranno sempre di più mashup di questo tipo, che non si sostituiranno certo a nuovi servizi. Quello che cercavo di evidenziare è che lo spazio per “nuovi servizi ugc” si è ridotto alquanto

    @vincos: nì :) guardando il mio schema la “verticalizzazione” corrisponderebbe all’incrocio di servizio su una particolare area. Il format a mio giudizio mette insieme più servizi UGC e più “domini” verticali. L’elemento creativo è quello che li tiene insieme.

    @mushin: come per Vincos, la segmentazione è un approccio già sperimentato e che già dà buoni frutti da un po’…io credo però che si stia andando “oltre”…la segmentazione riguarda il contenuto puro e seplice (che verticalizzo su una nicchia e stop), il format riguarda il (o i) servizi che non vengono più proposti come “videosharing”, “photosharing”, ecc..

    @Matteo: bravissimo, è il contesto il driver. Nella mia idea, la creatività però rappresenta il “pepe”. WebFormat = Contesto + Creatività

  6. 6 Leonardo Milan said at 10:23 on marzo 11th, 2011:

    E’ un ottimo approfondimento. Raro. E’ una prospettiva interessante e di semplificazione per gli utenti, non per le aziende. le tue tesi sul WebFormat rendono evidente il divario tra le possibilità UGC (abilitate dalla tecnologia), la difficoltà da parte delle aziende a relazionarsi con il flusso delle conversazioni peer to peer, che influenzano l’acquisto. In altri termini considero i “domini semantici verticali” ambienti di acquisto dove il Word of Mouth sull’esperienza d’uso prevale sulle vecchie e nuove tecniche/strumenti ADV: da utenti web a Consu/Content in “SocialCommerce”


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